Archive pour octobre, 2015

LA STRAORDINARIETÀ DEL QUOTIDIANO (2001)

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LA STRAORDINARIETÀ DEL QUOTIDIANO (2001)

Fondazione Migrantes – Servizio Migranti 1/01

di Luigi Petris

« Noi camminiamo per mezzo della fede, non ancora per mezzo della visione » (2Cor 5,7). Le parole di Paolo caratterizzano la condizione del cristiano nella storia. è nel fragile vaso di argilla del nostro corpo che noi conserviamo il tesoro prezioso del mistero di Cristo (cf. 2Cor 4,7). è in comunità formate da persone semplici, povere, che non si impongono, a volte superficiali, spesso deboli, sempre peccatrici, che noi viviamo la realtà della Chiesa come corpo di Cristo (cf. 1Cor 1,26; 12,12ss.). è nell´opacità del tempo feriale che noi diamo continuità a quella fede che nel giorno festivo trova il suo apice celebrativo. Il Nuovo Testamento insegna al cristiano che la presenza di Dio, rivelata definitivamente nel volto del Cristo crocifisso e risorto, deve essere ormai cercata nel quotidiano, perfino nel « non-divino » (come non-divina è la croce innalzata da uomini peccatori), non nel taumaturgico o nel sensazionale o nel prodigioso o nel miracolistico. Questa è anche la lezione del racconto evangelico delle tentazioni di Gesù (Mt 4,1-11; Lc 4,1-13)! Tutti questi pensieri sorgono spontanei a chi non ha avuto la fortuna e la gioia di essere coinvolto nei grandi raduni giubilari che purtroppo i media hanno divulgato come sinonimo del successo del Giubileo.Ma noi sappiamo che lo stesso dinamismo della rivelazione mostra che i grandi interventi salvifici di Dio non possono essere isolati dal suo agire quotidiano, non appariscente, non memorabile, e quindi dalla quotidiana obbedienza, dalla quotidiana fedeltà, dal quotidiano faticoso cammino, dal quotidiano difficile discernimento della presenza agente di Dio nella vita e nella storia. Alla straordinarietà della liberazione dall´Egitto e del passaggio del mare, segue un lunghissimo periodo di quarant´anni di peregrinazione nel deserto prima di entrare nella terra promessa: eppure senza quel periodo – in cui l´evidenza della fame, della sete, della paura, della fatica, sembra offuscare il prodigio della liberazione – la stessa liberazione non sarebbe realtà. Scrive giustamente Claus Westermann: « L´Antico Testamento non racconta solo una serie di eventi costituiti dai grandi atti di Dio. Tra di essi vi sono degli intervalli in cui Dio opera silenziosamente e inavvertibilmente, fa crescere e prosperare, fa sì che i bambini nascano e crescano, dà successo al lavoro … »1. è in questo quotidiano che il credente è chiamato a riconoscere l´azione benedicente di Dio e a dare continuità a quella fede che i grandi interventi salvifici di Dio nutrono, sostengono, illuminano, divenendo preziosi punti di riferimento per il proprio cammino. Anche la vita di Gesù ci presenta questa dimensione: lunghi anni di silenzio e di quotidianità taciuta dagli evangeli, sfociano nella parabola, tanto intensa quanto breve – sempre secondo gli evangeli – del suo ministero pubblico. Non è diversamente per i discepoli: essi sono perfino gratificati dalla straordinaria visione dello splendore della luce divina che rifulge sul volto di Cristo al momento della Trasfigurazione, ma Gesù stesso rimprovera Pietro che vorrebbe eternare quel momento di gloria (« Facciamo tre tende: una per te, una per Mosè, una per Elia », Lc 9,33): no, occorre scendere dal monte, riprendere il cammino verso Gerusalemme, unirsi agli altri discepoli, ritrovare le folle, rientrare nella quotidianità. Il rischio è che coloro che hanno contemplato il volto glorioso di Cristo nella Trasfigurazione, non sappiano poi sostenere, come effettivamente avverrà, la visione del suo volto sfigurato nell´agonia e nella crocifissione. Perciò, dice Gesù: « Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua » (Lc 9,23). Ormai « ogni giorno » è l´ »oggi » della salvezza.Questa dialettica fra straordinario e ordinario la possiamo riferire anche al Giubileo da poco concluso e ai suoi momenti più luminosi. La verità di ciò che si è vissuto di autentico sul piano spirituale dovrà essere mostrata dalla quotidianità della vita di fede nelle chiese locali, dalla carità vissuta con chi quotidianamente ci è accanto, dalla speranza che sgorga non dall´eccezionale, ma dall´ordinario. Si impongono qui alcune sottolineature sulle sfide che la fede deve affrontare per essere in grado di sostenere il cammino della Chiesa nei prossimi tempi.Un rinnovato sforzo di ascolto, tanto della parola di Dio contenuta nelle Scritture, quanto dell´altro uomo, l´altro che incontriamo, soprattutto lo straniero, il clandestino, lo zingaro, l´appartenente ad altre culture e religioni. Una Chiesa che voglia camminare con gli uomini, accanto e insieme ad essi, è una Chiesa che ha imparato dal suo Signore « a vivere in questo mondo » (Tt 2,12) discernendo certamente gli idoli, senza cadere nei compromessi e nella connivenza con il male, ma anche senza fuggire la storia e i suoi movimenti, sempre portatori di una parola del Signore. Questo ascolto profondo, che è anche accoglienza e simpatia, è il primo passo di un dialogo con l´altro che è imprescindibile.Una valorizzazione del quotidiano come il luogo teologico per eccellenza: è infatti nella quotidiana fedeltà di uomini e donne all´onestà, alla dedizione, alla giustizia, all´accoglienza, che prendono forma e sussistenza questi stessi valori. Valorizzare il quotidiano significa pertanto ricordare che la fede è essenzialmente perseveranza, capacità di resistere alla prova della durata, di dare continuità ad una scelta. Per questo è urgente che le comunità cristiane si interroghino seriamente sul tempo e sul modo in cui i cristiani vivono il tempo. E questo uscendo, da un lato, da quel tempo certamente intenso, ma potenzialmente illusorio, dell´esperienza straordinaria, dall´altro, dalla retorica e dalle affermazioni irrimediabilmente astratte (tra cui oggi primeggia quella inerente « il terzo millennio ») per entrare invece nel concreto del vissuto quotidiano: cioè, là dove « non si ha tempo », là dove i ritmi stressanti della vita lavorativa avviliscono la qualità delle relazioni, anzitutto quelle familiari, là dove la velocizzazione strappa gli uomini alla loro interiorità, al pensare e al riflettere… Come vivere la fede, la cui struttura è essenzialmente temporale, in un simile contesto? E come pregare? E come attivare la memoria? E come nutrire motivi di speranza nel futuro?Una radicale semplificazione della spiritualità cristiana: di fronte alle spiritualità neognostiche postmoderne e al proliferare delle stesse spiritualità cristiane, occorre riscoprire la fondamentale semplicità della vita secondo lo Spirito Santo che si condensa nel vivere le esigenze del battesimo. Questa vita spirituale è davvero una « spiritualità del quotidiano », nel senso che ricorda al cristiano le esigenze ineliminabili della fede e che è vivibile veramente da tutti (uomini e donne, colti e semplici, giovani e anziani) e sempre, ogni giorno.Riscoprire l´esperienza ecclesiale come esperienza di fraternità. Di fronte al rischio di una Chiesa sempre più burocratica e manageriale, occorre ridare fiato all´ekklesía come fraternità, come luogo di dialogo per ogni credente, come spazio di libertà e non di paura, come evento di comunione che si concretizza nella condivisione di beni materiali, ma anche delle esperienze di fede. Quelle esperienze di fraternità che rischiano di essere perfino stordenti o fusionali nei mega-raduni dei giovani, è bene che trovino equilibrio nella creazione di legami quotidiani, meno appariscenti ed entusiasmanti ma certamente più reali, nelle concrete comunità ecclesiali locali. Solo una valorizzazione della Chiesa locale come comunità e comunione potrà essere un degno frutto del Giubileo.Assumere l´umiltà come virtù non solo individuale ma anche comunitaria. La straordinaria liturgia del perdono celebrata da Giovanni Paolo II, è stata certamente uno dei momenti più alti e significativi del Giubileo. Questo pubblico riconoscimento di colpe e la richiesta del perdono a Dio, saranno fecondi se riusciranno a incidere nel cuore dei credenti l´umiltà e la coscienza di piccolezza e di peccato con cui sempre il vero credente e la comunità dei cristiani si coglie davanti a Dio e si presenta agli uomini. »Sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto » (Mt 25,21.23). Queste parole del Signore affermano l´eminente dignità, addirittura la valenza escatologica, della « fedeltà nel poco ». Dove questo « poco » fa risaltare la fedeltà: è essa che rende straordinario anche il poco, anche l´ordinario, anche il quotidiano. Questo poco nella vita è anche – se non soprattutto – la stima e l´amore per l´emarginato, per l´irregolare, per lo zingaro, per lo sfruttato, tutte quelle persone che il Giubileo intendeva liberare dai giudizi emarginanti della storia e della nostra società. Perché è nel poco che il cristiano manifesta la propria interiorità e la propria autenticità, lungi dalla tentazione di apparire, vive di ciò che è, non di stimoli esteriori. In questo caso, è il poco che dà valore al molto. è la fedeltà nel « poco » che dichiara l´autenticità di ciò che è stato vissuto come « molto ». »In un certo senso nulla è come prima », ha affermato il Papa (11.1.2001) rivolgendosi ai rappresentanti degli organismi protagonisti dell´evento giubilare. C´è da augurarsi che tutti leggano questo messaggio come un richiamo ad un nuovo stile di vita che nella sua fedeltà ai valori dell´incarnazione, che il Giubileo ci ha affidato, vuole riportare nella quotidianità un giudizio sull´uomo, su ogni uomo, e su tutto il creato, come sono nel piano di Dio.

buona notte a tutti… o buon risveglio!

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Tomba di S.Paolo: trovati i resti dell’apostolo, articolo (un po’ vecchio oramai) ingrandimento

Tomba di S.Paolo: trovati i resti dell'apostolo, articolo (un po' vecchio oramai) ingrandimento dans immagini sacre sacrar1

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Publié dans:immagini sacre |on 16 octobre, 2015 |Pas de commentaires »

SUL SARCOFAGO DI SAN PAOLO DELL’ARCHEOLOGO GIORGIO FILIPPI

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SUL SARCOFAGO DI SAN PAOLO DELL’ARCHEOLOGO GIORGIO FILIPPI

CITTA’ DEL VATICANO, lunedì, 11 dicembre 2006 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito la nota dell’archeologo Giorgio Filippi presentata questo lunedì nella Sala Stampa vaticana a spiegazione dei lavori che hanno riportato alla luce il Sarcofago di San Paolo, nella Basilica di San Paolo fuori le Mura.

* * *

La basilica sorge sul sepolcro dell’Apostolo nella via Ostiense, ove alla fine del II secolo il presbitero romano Gaio, nella citazione di Eusebio, segnalava l’esistenza del tropaion eretto a testimonianza del martirio di Paolo. Nel luogo si avvicendarono, nel corso del IV secolo, due edifici, quello « costantiniano » e quello « dei tre imperatori », legati al pellegrinaggio devozionale alla tomba dell’Apostolo e utilizzati per scopi cimiteriali e liturgici.

L’unica documentazione riferibile alla situazione archeologica del monumento consiste in pochi disegni e schizzi con misure, di interpretazione talvolta enigmatica, redatti dagli architetti Virginio Vespignani (1808-1882) e Paolo Belloni (1815-1889), dopo l’incendio del 1823, durante gli scavi per la nuova confessione (1838) e la posa delle fondamenta del baldacchino di Pio IX (1850). I resti archeologici allora rinvenuti non furono più visibili successivamente perché in parte distrutti e in parte obliterati dall’attuale Confessione.

Che la Basilica di S. Paolo fosse sorta sulla tomba dell’Apostolo è un dato incontrovertibile nella tradizione storica, mentre l’identificazione del sepolcro originario è una questione rimasta aperta. La Cronaca del Monastero parla di un grande sarcofago marmoreo rinvenuto durante i lavori di ricostruzione della basilica dopo l’incendio del 1823, nell’area della Confessione, sotto le due lastre iscritte PAVLO APOSTOLO MART[YRI], di cui però non esiste traccia nella documentazione di scavo, a differenza degli altri sarcofagi che furono scoperti e rilevati nella stessa occasione, tra cui il famoso « dogmatico » oggi conservato nei Musei Vaticani.

Le indagini archeologiche nell’area tradizionalmente considerata il luogo di sepoltura dell’Apostolo, iniziate nel 2002 e terminate il 22 settembre 2006, hanno permesso di riportare alla luce un importante contesto stratificato, formato dall’abside della basilica costantiniana, inglobata nel transetto dell’edificio dei Tre Imperatori: sul pavimento di quest’ultimo, sotto l’altare papale, è stato riscoperto quel grande sarcofago del quale si erano perse le tracce e che veniva considerato fin dall’epoca teodosiana la Tomba di S. Paolo.

Tali esplorazioni avevano il fine di verificare la consistenza e lo stato di conservazione dei resti della basilica costantiniana e teodosiana sopravvissuti alla ricostruzione dopo l’incendio e di proporne la valorizzazione a fini devozionali. Dal 2 maggio al 17 novembre di quest’anno si è ultimato, nell’area della Confessione, il Progetto di accessibilità alla Tomba di S. Paolo. Dopo aver smontato l’Altare di S. Timoteo si è scavata l’area sottostante per riportare alla luce, sull’intera superficie di circa 5 mq, l’abside della basilica costantiniana. Per raggiungere i resti del IV secolo si è scavato materialmente dentro il nucleo murario della moderna platea di fondazione che aderisce perfettamente alle strutture antiche, sia in fondazione che in elevato, fino a raggiungere il punto di distacco tra la parte antica e quella moderna rilevabile dal differente colore della malta, rosata quella del XIX secolo e grigia quella del IV secolo.

Poiché la quota del transetto dei Tre Imperatori, sul quale giace il sarcofago di S. Paolo, è più alta rispetto al piano dell’attuale Confessione, è evidente che qui il piano è stato demolito in occasione dei lavori del XIX secolo. Il massetto invece si conserva, resecato a forma di gradino, dietro l’altare di Timoteo, dove è strutturalmente incorporato nel muro moderno che delimita il lato est della Confessione. Al momento dei lavori del XIX secolo, poiché la cresta dell’abside presentava probabilmente alcune parti instabili, queste furono rimosse avendo prodotto l’effetto di un gradino nell’emplecton, di circa 10 cm. di altezza e pari a due file di mattoni, che inizia sul bordo interno dell’abside della quale ricalca l’andamento curvilineo. Sulla fronte del gradino si vedono le impronte lasciate nell’opera cementizia dai mattoni da cortina rimossi.

Per raggiungere la quota pavimentale costantiniana si è rimossa la metà sud del settore absidale. Nello scavo non si sono rinvenuti altri reperti archeologici se non resti di murature. Per aumentare la visuale sul sarcofago di S. Paolo si è allargato fino a m. 0,70 il vano attraverso la muratura del XIX secolo già aperto durante i lavori del 2002-2003. È stato possibile rilevare le dimensioni del sarcofago: cassa lunga circa m. 2,55, larga circa m. 1,25 e alta m. 0,97; coperchio alto circa m. 0,30 e spesso nel bordo anteriore m. 0,12. La porzione dell’abside scoperta costituisce l’unica testimonianza visibile della Basilica attribuita comunemente a Costantino.

Rimane aperto il problema topografico del rapporto tra la basilica e il pavimento stradale rinvenuto nel 1850 immediatamente ad ovest dell’abside costantiniana. Il Belloni vi riconobbe l’antica via Ostiense, che sarebbe stata trasferita nella sede attuale per ordine dei Tre Imperatori, ma non rilevò la quota di quel selciato. A questo riguardo risulta di particolare interesse la scoperta, all’interno dell’abside costantiniana, di alcuni grandi blocchi di basalto reimpiegati come materiale da costruzione nelle fondazioni della basilica dei Tre Imperatori.

Per quanto riguarda la pianta della basilica costantiniana, poiché non abbiamo altri elementi al di fuori delle nuove misurazioni dell’abside, è prematuro fare nuove ipotesi, salvo che confermare le modeste dimensioni dell’edificio. Il piano di cocciopisto scoperto sopra la quota di rasura dell’abside costantiniana corrisponde al transetto dei Tre Imperatori (390 d.C.) sul quale poggia il grande sarcofago che segnalava la Tomba dell’Apostolo all’epoca della costruzione della nuova grande basilica, ed era delimitato da un podio presbiteriale monumentale, come lascerebbe supporre la poderosa platea di fondazione spessa m. 1,66, che grava direttamente sul pavimento dell’abside costantiniana. Non è escluso che all’interno di tale fondazione possano esservi i resti del tropaion eretto sulla tomba dell’Apostolo Paolo.

Si può ritenere che tra il 1838 e il 1840 nell’area della Confessione sia stato rimosso o demolito tutto ciò che poggiava sul pavimento dei Tre Imperatori. Per gettare le fondazioni del nuovo presbiterio e dell’altare papale fu persino spostato il sarcofago di S. Paolo. Nell’area indagata non sono stati finora rinvenuti, tra il livello pavimentale del 390 e la fondazione del 1840 resti di strutture riferibili ad altre epoche.

Publié dans:ARCHEOLOGIA, BASILICHE DI ROMA |on 16 octobre, 2015 |Pas de commentaires »

Vivaldi, Le quatro stagioni (ho sempre amato questo « pezzo », sin da piccola, è come un ritornare, sempre, sui passi migliori, sui momenti migliori della mia vita, sulle cose belle, sul fascino del mistero, questo mistero sconosciiuto ed, in qualche modo conosciuto sempre!

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Publié dans:MUSICA, MUSICA CLASSICA |on 15 octobre, 2015 |Pas de commentaires »

RENATO RASCEL – ARRIVEDERCI ROMA

http://digilander.libero.it/navigaroma/la%20canzone%20romana.htm

RENATO RASCEL Renato Ranucci

 nasce a Torino il 27 aprile 1912, ma cresce nelle borgate romane. Sin da bambino recita in varie commedie teatrali, a fianco del padre. Nei primi anni Quaranta Rascel partecipa a spettacoli teatrali di tipo musicale (ia « rivista » italiana). In seguito si dedica al cinema, lavorando fra gli altri con De Sica e Zeffirelli. Il 1960 vede Rascel trionfare al Festival di Sanremo con Romantica. Lo ricordiamo, fra l’altro, come autore e interprete della famosa Arrivederci Roma.

ARRIVEDERCI ROMA

T’invidio turista che arrivi,
t’imbevi de fori e de scavi,
poi tutto d’un colpo te trovi
fontana de trevi ch’è tutta pe’ te!
Ce sta ’na leggenda romana
legata a ’sta vecchia fontana
per cui se ce butti un soldino
costringi er destino a fatte tornà.
E mentre er soldo bacia er fontanone
la tua canzone in fondo è questa qua!
Arrivederci, Roma…
Good bye…au revoir…
Si ritrova a pranzo a Squarciarelli
fettuccine e vino dei Castelli
come ai tempi belli che Pinelli immortalò!
Arrivederci, Roma…
Good bye…au revoir…
Si rivede a spasso in carozzella
e ripenza a quella « ciumachella »
ch’era tanto bella e che gli ha detto sempre « no! »
stasera la vecchia fontana
racconta la solita luna
la storia vicina e lontana
di quella inglesina col naso all’insù
Io qui,proprio qui l’ho incontrata…
E qui…proprio qui l’ho baciata…
Lei qui con la voce smarrita
m’ha detto: »È finita ritorno lassù! »
Ma prima di partire l’inglesina
buttò la monetina e sussurrò:
Arrivederci, Roma…
Good bye…au revoir…
Voglio ritornare in via Margutta
voglio rivedere la soffitta
dove m’hai tenuta stretta stretta accanto a te!
Arrivederci, Roma…
Non so scordarti più…
Porto in Inghilterra i tuoi tramonti
porto a Londra Trinità dei Monti,
porto nel mio cuore i giuramenti e gli « I love you! »
Arrivederci,Roma…
Good bye…au revoir…
Mentre l’inglesina s’allontana
un ragazzinetto s’avvicina

va nella fontana pesca un soldo se ne va! Trinità dei Monti
Arrivederci, Roma!

 

Publié dans:CANZONI ROMANE |on 15 octobre, 2015 |Pas de commentaires »

buona notte con il cardo mariano (erba medicinale) – (ingrandimento)

buona notte con il cardo mariano (erba medicinale) - (ingrandimento) dans PIANTE E FIORI thistle-392600_1280

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http://www.sanawell.it/blog/il-cardo-mariano-per-la-salute-del-fegato-e-non-solo-proprieta-ed-uso

Cristo tra i SS. Pietro e Paolo, V sec. d.C., Catacombe dei SS. Marcellino e Pietro, Roma (link ingrandimento)

Cristo tra i SS. Pietro e Paolo, V sec. d.C., Catacombe dei SS. Marcellino e Pietro, Roma (link ingrandimento) dans immagini sacre Christ,+Sts+Peter+&+Paul,+Catacomb+of+Sts.+Peter+&+Marcellinus,+5thc

http://3.bp.blogspot.com/_CijcaA9yq58/So7f5ubM0FI/AAAAAAAADPo/wgV_QRH8v3E/s1600/Christ,+Sts+Peter+&+Paul,+Catacomb+of+Sts.+Peter+&+Marcellinus,+5thc.jpg

http://www.scuolaecclesiamater.org/2014_06_01_archive.html

Publié dans:immagini sacre |on 13 octobre, 2015 |Pas de commentaires »

DALLE «CONFESSIONI» DI SANT’AGOSTINO, VESCOVO – ETERNA VERITÀ E VERA CARITÀ E CARA ETERNITÀ!

http://liturgia.silvestrini.org/lettura_patristica/3.html

DALLE «CONFESSIONI» DI SANT’AGOSTINO, VESCOVO

ETERNA VERITÀ E VERA CARITÀ E CARA ETERNITÀ!

- Sant’Agostino, Vescovo e Dottore della Chiesa

Stimolato a rientrare in me stesso, sotto l tu guida, entrai nell’intimità del mio cuore, e lo potei fare perché tu ti sei fatto mio aiuto (cfr. Sal 29, 11). Entrai e vidi con l’occhio dell’anima mia, qualunque esso potesse essere, una luce inalterabile sopra il mio stesso sguardo interiore e sopra la mia intelligenza. Non era una luce terrena e visibile che splende dinanzi allo sguardo di ogni uomo. Direi anzi ancora poco se dicessi che era solo una luce più forte di quella comune, o anche tanto intensa da penetrare ogni cosa. Era un’altra luce, assai diversa da tutte le luci del mondo creato. Non stava al di sopra della mia intelligenza quasi come l’olio che galleggia sull’acqua, né come il cielo che si stende sopra la terra, ma una luce superiore. Era la luce che mi ha creato. E se mi trovavo sotto di essa, era perché ero stato creato da essa. Chi conosce la verità conosce questa luce.
O eterna verità e vera carità e cara eternità! Tu sei il mio Dio, a te sospiro giorno e notte. Appena ti conobbi mi hai sollevato in alto perché vedessi quanto era da vedere e ciò che da solo non sarei mai stato in grado di vedere. Hai abbagliato la debolezza della mia vista, splendendo potentemente dentro di me. Tremai di amore e di terrore. Mi ritrovai lontano come in una terra straniera, dove mi pareve di udire la tua voce dall’alto che diceva: «Io sono il cibo dei forti, cresci e mi avrai. Tu non trasformerai me in te, come il cibo del corpo, ma sarai tu ad essere trasformato in me». Cercavo il modo di procurarmi la forza sufficiente per godere di te, e non la trovavo, finché non ebbi abbracciato il «Mediatore fra Dio e gli uomni, l’Uomo Cristo Gesù» (1 Tm 2, 5), «che é sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli» (Rm 9, 5). Egli mi chiamò e disse: «Io sono la via, la verità e la vita» (Gv 14, 6); e unì quel cibo, che io non ero capace di prendere, al mio essere, poiché «il Verbo si fece carne» (Gv 1, 14).
Così la tua Sapienza, per mezzo della quale hai creato ogni cosa, si rendeva alimento della nostra debolezza da bambini. Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato. Ed ecco che tu stavi dentro di me e io ero fuori e là ti cercavo. E io, brutto, mi avventavo sulle cose belle da te create. Eri con me ed io non ero con te. Mi tenevano lontano da te quelle creature, che, se non fossero in te, neppure esisterebbero. Mi hai chiamato, hai gridato, hai infranto la mia sordità. Mi hai abbagliato, mi hai folgorato, e hai finalmente guarito la mia cecità. Hai alitato su di me il tuo profumo ed io l’ho respirato, e ora anelo a te. Ti ho gustato e ora ho fame e sete di te. Mi hai toccato e ora ardo dal desiderio di conseguire la tua pace.

(Lib. 7, 10, 18; 10, 27; CSEL 33, 157-163. 255)

Publié dans:SANT'AGOSTINO |on 13 octobre, 2015 |Pas de commentaires »

VATICANO – viaggio inedito dentro le mura con Alberto Angela

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Publié dans:VATICANO, You tube |on 12 octobre, 2015 |Pas de commentaires »
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