LA SPIRITUALITÀ DEI PADRI DEL DESERTO – DIGRESSIONE SUL « DESERTO »

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LA SPIRITUALITÀ DEI PADRI DEL DESERTO – DIGRESSIONE SUL « DESERTO »

La parola deserto evoca risonanze nelle varie culture etniche, nella filosofia, nelle religioni e nella spiritualità. Seguiamo liberamente quanto trattato in modo più ampio dal Nuovo Dizionario di Spiritualità (vedi citazione in Bibliografia), alla voce « deserto ». A partire dalla poesia araba dei beduini pre-islamici, si canta della lotta fra il deserto che rifiuta l’uomo e questi che cerca di conquistarlo comunque. «L’uomo prende veramente coscienza del suo nulla e anche del nulla assoluto d’ogni cosa nella fuga inarrestabile del tempo. Non c’è dubbio che il deserto lamini l’uomo, come fa con tutto il resto; ma appare anche indubbia la rivincita dell’uomo, la cui lucidità mette a nudo il deserto nella sua realtà essenziale, la quale non è che il nulla… nella sua individualità, è la pietra, ossia il vuoto assoluto e irrazionale» (A. Miquel).
Con argomentazioni di tipo etnologico, al deserto è attribuita la scoperta dell’unicità di Dio. L’uomo, divenendo pastore nomade, sviluppa progressivamente, con l’aiuto del deserto, l’idea del Dio unico. Questo sembra accertato sia nel pastore orientale antico che nella civiltà dell’America dopo la scoperta di Colombo. Gli stessi ebrei dovettero essere educati nel deserto al fine di pervenire all’idea del solo ed unico Dio. L’amore del deserto si trova in India, in Cina, in Asia centrale, in Africa e in America attraverso l’esperienza, simile ovunque, degli anacoreti. Non sempre si tratta del deserto come luogo geografico, con le sue rocce, le sabbie aride, le distese brulle, dove tutto muore, che impone la riflessione e la sensazione della nullità dell’uomo, sempre teso alla ricerca di oasi di verde dove la vita appaia di nuovo. Esistono infatti altri luoghi che assicurano la solitudine, il ritiro dalla mondanità, il silenzio, l’ascolto.
L’attrazione del deserto venne sentita in modo originale dai mistici cristiani, non solo in quanto si sentivano stranieri e pellegrini in questo mondo, ove non hanno una città stabile, permanente (cfr. 1 Pt 2,11 ed Eb 13,14), ma anche per disporsi alla città futura, mediante l’ascesi penitenziale del deserto. Antonio il Grande è la figura emblema di questa scelta: la solitudine, il nascondimento, il deserto erano il luogo dove si scopriva meglio il conflitto delle passioni, delle forze oscure ed occulte, operanti all’interno di ogni uomo. Si credeva infatti che fosse il diavolo ad operare tale conflitto, aggirandosi da padrone nella solitudine del deserto. Pertanto, per le anime più decise e coraggiose il deserto diventava la palestra per una lotta più impegnativa e spesso risolutiva contro il nemico dello spirito.
Antonio passa attraverso una prova di oscurità nel corso della quale ha l’impressione di essere abbandonato da Dio al potere diabolico: tuttavia egli persevera, pur nella fede più nuda. E solo al termine della prova, una visione luminosa del cielo lo consolo. È allora che domanda: dov’eri? perché non sei apparso fin dal principio per far cessare le mie sofferenze? Una voce risponde: io ero là, ma attendevo per vederti combattere (Atanasio, Vita di Antonio).
Riassumendo, possiamo intendere il deserto come un luogo spirituale secondo le prospettive tracciate da S. Fiores, nel Dizionario citato:
DINAMICA DEL PROVVISORIO: il deserto, secondo quando scaturisce dall’insegnamento biblico, come luogo geografico e come atteggiamento di separazione dal resto degli uomini, non può essere considerato una condizione permanente. Per il popolo eletto, il deserto ha rappresentato un tempo intermedio fra la schiavitù e la terra promessa. Per Abramo, Mosè, Elia e per Gesù stesso il soggiorno nel deserto fa parte di un itinerario spirituale come momento forte di maturazione delle proprie scelte e di incontro privilegiato con Dio. All’interno si inserisce una dinamica che dal passato si proietta al futuro, come costruire il termine verso cui si tende.
EDUCAZIONE ALL’ASSOLUTO: il deserto è più di un luogo di ritiro – afferma P. Voillaume -, perché l’uomo non è in grado di sostenersi da solo, di fronte al deserto. Si tratta dunque di un tentativo di avanzare nudi, deboli, privi di ogni appoggio umano, nel digiuno del cibo materiale e spirituale, verso l’incontro con Dio. Il deserto presuppone una rottura con il proprio ambiente: si lascia il mondo normale delle relazioni sociali e delle comodità per trovarsi soli in un ambiente elementare, dove si risvegliano i bisogni essenziali, che prendono il posto di quelli secondari o fittizi. Come Israele, il cristiano è chiamato a dimostrare la sua fede nell’unico Signore, a dipendere solo da lui, a porre soltanto in lui la propria sicurezza. Deve scegliere l’Assoluto, relativizzando gli altri valori ed abbandonando gli idoli via via costruiti.

Publié dans : DESERTO, PADRI DEL DESERTO |le 21 octobre, 2015 |Pas de Commentaires »

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