Archive pour le 25 septembre, 2014

ciao io sono un pettirosso!

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Publié dans:A. UCCELLI |on 25 septembre, 2014 |Pas de commentaires »

IL PETTIROSSO E LA LUNA

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IL PETTIROSSO E LA LUNA

di Don Ezio Del Favero

« Questa volta canterò così forte che quando tornerai non dovrai cercarmi! ».

Sulla riva del mare, un pettirosso guardava il cielo e cinguettava forte. Finalmente la Luna gli rispose: «Lo sai quanto tempo ti ho cercato?…», e nel parlare il suo manto argenteo increspò appena il mare. Il Pettirosso non rispose, la guardò, ed allungò le ali per sfiorarle i riflessi che accarezzavano appena l’acqua scura.
La Luna continuò: «Da oriente ad occidente, cercando te, ho vagato seguendo il corso come luci dei fiumi, ho sfiorato le cime nude, ho illuminato i campi, fra il canto dei grilli ed i fiori addormentati… Stanotte, sono scesa sul mare, sul filo dell’orizzonte e finalmente ti ho trovato».
Il Pettirosso gonfiò il petto vermiglio, dello stesso colore di quella luna bambina e cinguettò: «Io sono sempre stato qui, non mi sono mai nascosto, eri tu a svanire nel cielo. Anch’io ti ho chiamata tante volte, ma forse la mia voce non riusciva ad arrivare così lontana; la luce del mio cuore è più fioca della tua e così i miei trilli. Scusami!».
Il suo canto era sincero e la Luna strinse quelle fragili morbide ali fra i suoi raggi ed il Pettirosso chiuse gli occhi, felice. La Luna si era alzata in cielo ed aveva stinto il suo rossore in un pallido sguardo di giada. Dopo che, per un istante, una piccola nube l’ebbe attraversata coprendole il volto, la sua espressione incredula e felice tornò a posarsi dolcemente sulle onde e sul capo del piccolo uccellino; gli offrì i suoi raggi in segno del suo amore e il Pettirosso volò ad intrecciarli in nido…
Lei era felice di stringere il suo amico, ma già vorace l’attimo balzava su quello successivo: il tempo rubava un pezzo di quell’astro… e poi un pezzo ancora…
Così, al Pettirosso un sospiro: «Vedi, hai perso di nuovo un po’ di te, scomparirai ancora! Ma questa volta canterò così forte che quando tornerai non dovrai cercarmi, mi potrai udire facilmente». La Luna non disse nulla e si guardò sparire a poco a poco e con l’ultimo suo raggio baciò la fronte del suo grande amico, finché di lei rimase solo un sogno dentro al cuore. Il Pettirosso si chiuse nelle ali, dentro al suo nido ancora tiepido, scaldato dai raggi dell’amica Luna e dai vividi ricordi; guardò nel cielo e cominciò a cantare.
E la sua voce arrivò fino alle stelle e forse oltre. Per questo il Pettirosso è sempre lì, che grida intensamente, nell’attesa che un raggio di Luna lo prenda ancora fra le braccia; sa che lei tornerà ad illuminare il suo esistere, un po’ alla volta: per questo canta continuamente, tutto preso a rimirare il cielo.

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