Archive pour le 24 août, 2011

è un enorme coccodrillo, si chiama « Pocho » e si fa fare le coccole (sul sito del Dailymail – link – belle foto e racconto, inglese non difficile)

è un enorme coccodrillo, si chiama

http://crocomania.splinder.com/tag/cocco-news

http://i.dailymail.co.uk/i/pix/2009/08/16/article-1206872-0613A098000005DC-294_634x607.jpg

Publié dans:animali grandi, grandi (wow!) |on 24 août, 2011 |Pas de commentaires »

ER ZAGRIFIZZIO D’ABBRAMO (GIUSEPPE GIOACHINO BELLI)

dal sito:

http://roma.andreapollett.com/S8/roma-b3i.htm#bib

ER ZAGRIFIZZIO D’ABBRAMO

GIUSEPPE GIOACHINO BELLI

sonetti

Roma, 16 gennaio 1833

I

La Bibbia, ch’è una spece d’un’istoria,
Dice che ttra la prima e ssiconn’arca
Abbramo vorze fà da bon patriarca
N’ojocaustico a Dio sur Montemoria.

Pijò dunque un zomaro de la Marca,
Che ssenza comprimenti e ssenza boria,
Stava a pasce er trifojo e la cicoria
Davanti a casa sua come un monarca.

Poi chiamò Isacco e disse: « Prepara una fascina,
Pija er marraccio, carca er zomarello,
Chiama er garzone, infilete er corpetto,

Saluta mamma, cercheme er cappello;
E annamo via, perché Dio benedetto
Vò un zagrifizzio che nun pòi sapello ».

II

Doppo fatta un boccon de colazzione
Partirno tutt’e quattro a giorno chiaro,
E camminorno sempre in orazzione
Pe quarche mijo ppiù der centinaro.

« Semo arrivati: alò », disse er vecchione,
« Incollete er fascetto, fijo caro »:
Poi, vortannose in là, fece ar garzone:
« Aspettateme qui voi cor zomaro ».

Saliva Isacco, e diceva: « Papà,
Ma diteme, la vittima indov’è ? »
E lui j’arisponneva: « Un po’ ppiù in là ».

Ma quanno finarmente furno sù,
Strillò Abbramo ar fijolo: « Isacco, a tte,
Faccia a tterra: la vittima sei tu ».

III

« Pacenza », dice Isacco ar zu’ padraccio,
Se butta s’una pietra inginocchione,
E quer boja de padre arza er marraccio
Tra cap’e collo ar povero cojone.

« Fermete, Abbramo: nun calà quer braccio »,
Strilla un Angiolo allora da un cantone:
« Dio te vorze provà co sto setaccio… »
Bee, bee… Chi è quest’antro! è un pecorone.

Inzomma, amici cari, io già sso’ stracco
D’ariccontavve er fatto a la distesa.
La pecora morì: fu sarvo Isacco:

E quella pietra che m’avete intesa
Mentovà ssur più bello de l’acciacco,
Sta a Roma, in Borgo-novo, in d’una chiesa.

======================

L SACRIFICIO D’ABRAMOI

La Bibbia, che è una specie di storia,
Dice che tra la prima e la seconda arca [1]
Abramo volle fare da buon patriarca
Un olocausto a Dio sul Monte Moria. [2]

Prese dunque un asino delle Marche,
Il quale senza complimenti e senza boria,
Stava pascendo il trifoglio e la cicoria
Davanti a casa sua, come un monarca.

Poi chiamò Isacco e disse: « Fai un fascetto,
Prendi il coltello, carica l’asinello,
Chiama il garzone, infilati il giubbetto,

Saluta mamma, cercami il cappello;
E andiamo via, perché Dio benedetto
Vuole un sacrificio che non ti è dato di conoscere ».

[1] · La prima arca è quella di Noè, riferita
al diluvio universale; la seconda è l’Arca
dell’Alleanza, di Mosè.
[2] · Monte presso Gerusalemme.

II

Dopo fatta un po’ di colazione
Partirono tutti e quattro all’alba,
E camminarono sempre in preghiera
Per un po’ più di cento miglia.

« Siamo arrivati: dài », disse il vegliardo,
« Prendi in braccio la fascina, figlio caro »:
Poi, voltandosi in là, disse al garzone:
« Voi aspettatemi qui con l’asino ».

Saliva Isacco, e diceva: « Papà,
Ma ditemi, la vittima dov’è? »
E lui gli rispondeva: « Un poco oltre ».

Ma quando finalmente furono sù,
Abramo gridò al figliolo: « Isacco, a te,
Faccia in terra: la vittima sei tu ».

III

« Pazienza », dice Isacco al suo crudele padre,
Si butta su una pietra inginocchiato,
E quel padre malvagio alza il coltello [1]
Tra capo e collo del povero sempliciotto.

« Fermati, Abramo: non calare quel braccio »,
Strilla allora un Angelo da un angolo:
« Dio ti volle provare con questo setaccio… » [2]
Bee, bee… Chi è quest’altro! è una grossa pecora.

Insomma, amici cari, io già son stanco
Di raccontarvi il fatto per esteso.
La pecora morì: fu salvo Isacco:

E quella pietra che mi avete udito
Menzionare sul più bello del sopruso,
Sta a Roma, in Borgo Nuovo, in una chiesa. [3]

——————————–

[1] · Nel dialetto romano, boja è soprattutto
usato nel senso di « malvagio », « perfido ».
[2] · Ti volle mettere alla prova, metaforicamente,
come si passava al setaccio la farina.
[3] · La chiesa era S.Giacomo Scossacavalli, che
sorgeva nell’antico quartiere di Borgo Nuovo, demolito
negli anni ’30 per realizzare l’attuale via della
Conciliazione.

Publié dans:poesia romanesca |on 24 août, 2011 |Pas de commentaires »

mes envies, mes faiblesses,... |
c'est une crevette !!! |
el mondo apocalipticodramat... |
Unblog.fr | Créer un blog | Annuaire | Signaler un abus | Un coeur à toi pour toujours
| etreunevraie
| Juste pour moi car écrire c...