Archive pour juillet, 2011

Parabola della zizzania

Parabola della zizzania dans immagini sacre zizzaniaqq

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Publié dans:immagini sacre |on 16 juillet, 2011 |Pas de commentaires »

Omelia per domani : XVI domenica del T.O.

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Omelia (20-07-2008)
Monastero Janua Coeli
Un po’ di lievito

Di fronte a un campo seminato cosa può la parola? è il silenzio, forma eloquente della rivelazione divina, che aiuta a custodire il segreto di ogni bellezza. Il fascino dell’incanto che scaturisce da un tenue silenzio apre le pagine di ogni storia umana per attrarre al volto del Dio nascosto. È l’esperienza della ricerca umana che fa delle tracce di Dio (cfr Es 33,23), nello svolgersi del tempo, un inno di gloria alla luce. Tracce luminose di presenza insieme a tracce di assenza, evocative di un passaggio del Mistero inafferrabile, ma tutto avvolgente. La luce è silenzio. Il suo espandersi rinnova e trasforma le creature immagine perché un centro di incandescente fulgore anima il luogo creaturale di somiglianza e di prossimità. È compito dell’uomo lasciare ciò che è compiuto per itinerari di nuovo vagabondaggio che portino a contemplare il lento cadere di rugiada nella notte dell’innominata attesa, quando le tenebre e la luce erano ancora caos.Nell’intersecarsi delle realtà profonde della spiritualità la luce è possibile ravvisarla in quelle dimensioni interiori che si immergono nel divino: in oriente esichia, in occidente quies, un silenzio di pace e di gioia, un riposo, come quando si dice che lo Spirito riposa sul Cristo.Un oceano di luce, ma all’interno di un incontro che prepara a ogni incontro.

Un po’ di lievito

MEDITAZIONE

Domande
Zizzania: scandali e iniquità…
Cosa può scandalizzare oggi? È tutto così possibile che davvero si fa fatica a riconoscere ciò che è grano e ciò che è zizzania. Ma noi non siamo chiamati a questo. Gustare la vita, questo sì, ci è chiesto! Ma ne siamo ancora capaci presi come siamo dall’ansia di conquistare chissà quali mete?!

Chiave di lettura
La zizzania è molto bella da vedersi tra il grano. Si intreccia tra le spighe e spicca con i suoi colori. Anche nel campo del nostro cuore fiorisce grano e zizzania. E non sta davvero a noi sradicarla… Perché allora ci tormentiamo nel voler in qualche modo liberarci da ciò che percepiamo non buono? Perché aspiriamo a una pace senza grinze? Ciò che a noi è chiesto è di lasciare che crescano insieme. È meraviglioso il sentiero che Cristo apre a chi si pone in ascolto e davvero desidera imparare da lui… meraviglioso perché non ci è chiesto altro che di vivere ciò che siamo! E di affidare a chi ne ha cura la signoria della scelta. Nel campo della vita interiore dell’uomo i semi della parola di Dio crescono, ma quando tutti dormono… Ecco il punto! Il nemico arriva quando tutti dormono. Chi sono questi tutti che dormono? Forse le sentinelle della mente che fanno entrare senza discernimento qualsiasi pensiero? Forse le sentinelle del cuore che aprono varchi di compassione a chi abitualmente cerca consolazioni al coraggio che non ha? La pretesa di sradicare da sé ciò che non è grano conduce a inutili mutilazioni. Il Signore disse a Caino: Il peccato è accovacciato vicino al tuo cuore, verso di te è il suo istinto, ma tu dominalo! Quel piccolo granello che diventa albero capace di ospitare gli uccelli del cielo ci parla della forza vitale che è racchiusa nello scrigno della vita umana. Il lievito non è forse una piccola cosa? Eppure fermenta una grande quantità di farina. Si può sapere perché non vai a cercare quel pizzico di lievito che farà della tua vita un pane fragrante e nutriente? La forza della vita che genera e si rigenera è stata seminata in te… forse hai smarrito il profumo dei suoi germogli! Cammina tra i solchi fioriti della tua storia e ammira le spighe del buon raccolto e anche la bellezza della zizzania. Non disprezzare nulla di te, perché lo sguardo di vita che discerne non è mai sguardo che separa e disgrega… Tutto è grazia, e nasconde un segreto. Cercalo!

PREGHIERA
Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona (Gn 1,31).

CONTEMPLAZIONE
Vorrei proprio sapere perché ti diverti a nascondere la vita nei posti più impensati! Il creato è una immensa cassaforte e la combinazione la conoscono solo i tuoi amici più intimi, Signore, coloro che hanno per cuore una distesa infinita di attesa e di splendore, di silenzioso intuire il battito interiore del tempo e dello spazio in cui è la nostra dimora.

Il Vangelo dei piccoli
Prendi in mano un seme. È piccolo. Lo metti sotto terra e diventerà un albero… in quel seme è racchiuso un segreto, il segreto della crescita. Questo avviene anche nell’uomo. Vai a guardare un bimbo di due mesi. Ha delle dita minuscole, eppure la manina è come la tua, in miniatura. Tutto di lui è piccolo, ma non manca nulla di quello che poi sarà. Crescendo conserverà tutto quello che ha già fin da quando stava ella culla della pancia della mamma. Un mistero così grande come quello della vita è contenuto in un essere vivente molto piccolo finché si svilupperà pienamente. Il tuo cuore è un piccolo forziere dove sono racchiuse le cose preziose che porti con te: i ricordi di cose importanti, i desideri per il domani, i tuoi pensieri più profondi. Tu puoi scegliere se farli vedere ad altri oppure no. Sta di fatto che, se non vuoi, nessuno può entrare dentro di te e rubarti ciò che è tuo. Non è meraviglioso tutto questo? Ogni parola che gli altri ti dicono su di sé è una perla di quel piccolo forziere segreto che portano dentro. È un regalo grande che ci facciamo l’uno con l’altro quando doniamo qualcosa di quello che custodiamo sotto chiave… Vogliamo questa settimana pensare regalare qualcosa di noi a chi ci sta vicino? Una di quelle cose che ci teniamo sempre per noi e abbiamo paura di dirle perché gli altri ce le possono sciupare… E mentre lo fai ricorda questa frase: Dando, si riceve. Quello che riceverai però non lasciarlo in giro, chiudilo nel tuo forziere perché è un pezzetto della vita altrui, ed è preziosissimo!

Publié dans:OMELIE |on 16 juillet, 2011 |Pas de commentaires »

Tagliatelle fiori di zucca e zucchine (volevo offrirvi un mazzo di fiori, poi ho trovato questo… e allora…dovrebbe essere buona no?)

Tagliatelle fiori di zucca e zucchine (volevo offrirvi un mazzo di fiori, poi ho trovato questo... e allora...dovrebbe essere buona no?) dans cucina tagliatelle+fiori+di+zucca+e+zucchine

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In cucina con Sonia…

lunedì 5 luglio 2010

Tagliatelle fiori di zucca e zucchine

Direi un ottima ricetta di stagione visto l’innumerevole raccolto di zucchine che ogni anno delizia (e a volte ingombra anche un pochino) i nostri orti…
Di facile preparazione e adatta per ogni occasione.

2 piccole zucchine con i suoi fiori
scalogno
zafferano
panna da cucina
tagliatelle all’uovo
aglio
sale, pepe
vino bianco

Tagliare a rondelle le zucchine e a liste i loro fiori.
In una casseruola mettere un cucchiaio di olio, l’aglio tagliato a metà e lo scalogno tritato. Far rosolare e aggiungere le zucchine e i fiori. Sfumare con del vino bianco.

Nel frattempo far bollire le tagliatelle.
Quando le zucchine sono cotte (direi 10/15 minuti), spegnere il fuoco e mettere lo zafferano sciolto in un cucchiaio di acqua e la panna a piacere. Scaldare un pochino in modo da amalgamare il tutto e far saltare le tagliatelle

Publié dans:cucina |on 15 juillet, 2011 |Pas de commentaires »

una ricetta per un tè, bellissimo mi sembra, io mi sono contentata di una bottiglietta di quelle che si comperano (a 40 gradi va tutto bene!)

una ricetta per un tè, bellissimo mi sembra, io mi sono contentata di una bottiglietta di quelle che si comperano (a 40 gradi va tutto bene!) dans CALDO BOLLENTE...

http://vissidicucina.blogspot.com/2011/07/te-freddo-mai-bollente.html

da una ricetta vintage di Martha Stewart:
un litro e mezzo d’acqua
4 bustine del te’ preferito (io tè nero aromatizzato alla pesca)
zucchero a piacere (io 4 cucchiai di zucchero di canna)
succo di due limoni (io di un limone)
fette di limone (io qualche fetta di pesca)

Versate l’acqua in una caraffa, dolcificatela a piacere e girate finché lo zucchero si sarà sciolto.
Mettete le bustine di tè, il succo di limone, e le fette di limone o di pesca.

Coprite con la pellicola e mettete in frigorifero per circa 12 ore.
Eliminate le bustine e servite.

Il tè è ampiamente personalizzabile: il succo di limone può essere aumentato, diminuito, eliminato o sostituito con l’arancia.
Le fette di limone invece possono essere rimpiazzate da fette di pesca, e con l’aggiunta di qualche fogliolina di menta sarà ancora più buono.
Lo zucchero può essere sostituito con dolcificanti oppure omesso del tutto.
Se a fine infusione il tè risultasse troppo forte per i vostri gusti potete diluirlo con altra

Publié dans:CALDO BOLLENTE... |on 13 juillet, 2011 |Pas de commentaires »

avevo voglia di vedere ancora un « musetto » di gatto nero

avevo voglia di vedere ancora un

http://melogranoantico.blogspot.com/2010/11/la-giornata-del-gatto-nero.html

nonostante il caldo ogni tanto vedo delle rondini vicino casa…naturalmente è difficilissimo fotografarle…

nonostante il caldo ogni tanto vedo delle rondini vicino casa...naturalmente è difficilissimo fotografarle... dans A. UCCELLI nido_rondini

21 marzo

La prima rondine
venne iersera
a dirmi:-E’ prossima la Primavera!
Ridon le primule
nel prato, gialle,
e ho visto, credimi,
già tre farfalle.
Accarezzandola
così le ho detto:
-Sì è tempo, rondine,
vola sul tetto!
Ma perchè agli uomini
ritorni in viso
come nei teneri
prati il sorriso
un’altra rondine
deve tornare
dal lungo esilio,
di là dal mare.
La Pace, o rondine,
che voli a sera!
Essa è per gli uomini
la primavera.

(G.Rodari)

http://lucy72.wordpress.com/2008/03/20/bentornata-primavera/

Publié dans:A. UCCELLI, immagini e testi |on 11 juillet, 2011 |Pas de commentaires »

vi va di leggere qualcosa? per esempio: Il gatto con gli stivali

dal sito:

http://www.letturegiovani.it/Perrault/GattoStivali.htm

Il gatto con gli stivali

di C. Perrault

Esistono numerose traduzioni e riduzioni di questa favola. Ve ne propongo due: la prima è più fedele al testo originario, la seconda ha il pregio di essere più sintetica.

Un mugnaio, morendo, non lasciò altra eredità ai suoi tre figliuoli che un mulino, un asino e un gatto.
Le divisioni perciò furono presto fatte, e non ci fu bisogno di chiamare né il notaio, né il procuratore, i quali avrebbero finito col mangiarsi anche quel poco che c’era.
Il maggiore si prese il mulino, il secondo l’asino e il più giovane dei fratelli dovette accontentarsi del gatto.
Quest’ultimo però non poteva darsi pace di essere stato trattato cosi male e diceva tra sé :
« I miei fratelli potranno guadagnarsi la vita onestamente mettendosi in società; io invece, quando avrò mangiato il mio gatto e mi sarò fatto un colletto col suo pelo, dovrò rassegnarmi a morire di fame ».
II Gatto, che aveva compreso ogni cosa, pur fingendo di non darsene per inteso, disse con aria seria e grave:
« Non tormentatevi così, padrone ! Procuratemi invece un sacco e un paio di stivali, perché io possa camminare tra gli sterpi del bosco, e vedrete che non siete stato cosi sfortunato come credete nell’eredità ».
Sebbene il padrone del Gatto non facesse molto affidamento su quelle parole, tuttavia non disperò di ricevere da lui un po’ d’aiuto nella sua miseria.
Quante volte, infatti, lo aveva visto fare dei giochi di abilità per prendere i topi, ora lasciandosi penzolare e tenendosi per le zampe posteriori, ora nascondendosi nella farina e facendo il morto!
Allorché il Gatto ebbe ottenuto ciò che aveva chiesto, infilò gli stivali alla brava, si pose il sacco sulle spalle, tenendone i cordoni con le due zampe davanti, e si diresse verso una riserva di caccia, dove si trovavano molti conigli selvatici.
Giunto là, mise un po’ di crusca e d’insalata nel sacco, e si stese a terra come se fosse morto, in attesa che qualche coniglietto giovane e poco esperto degli inganni di questo mondo venisse a cacciarsi in quella trappola, spinto dalla voglia di mangiare ciò che il Gatto vi aveva astutamente posto dentro.
Si era appena sdraiato, che la sua trovata funzionò.
Nel sacco, infatti, era entrato un coniglietto ! Quel furbacchione di un gatto tirò alla svelta i cordoncini, poi prese la bestiolina e la uccise senza misericordia.
Tutto trionfante per la preda fatta, si recò dal Re e domandò di parlargli.
Lo fecero salire agli appartamenti di Sua Maestà; e qui il Gatto, fatta una grande riverenza al sovrano, disse:
« Sire, accettate questo coniglio di riserva, che vi manda il
marchese di Carabas » (era questo un nome inventato li per li dalla fertile fantasia del nostro Gatto).
« Di’ al tuo padrone » rispose al Re « che lo ringrazio e che ho molto gradito il suo presente ».
Un’altra volta il Gatto andò a nascondersi in mezzo al grano, c dispose sempre il sacco in modo che stesse aperto. Appena vi entrarono due pernici, tirò i cordoncini e le prese tutte e due.
Si recò nuovamente dal Re, come aveva fatto per il coniglio. Il sovrano gradi moltissimo anche questo regalo, e fece dare una mancia all’insolito servitore.
Il Gatto continuò cosi per due o tre mesi a portare di quando in quando al Re la selvaggina che, diceva lui, aveva cacciato il suo padrone.
Un giorno, avendo saputo che il Re doveva andare a fare una passeggiata in carrozza lungo la riva del fiume assieme alla figlia, che era la più bella Principessa del mondo, disse al padroncino:
« Se badate al mio consiglio, la vostra fortuna é fatta: andate a fare il bagno nel fiume, nel punto che io vi indicherò, e poi lasciate fare a me ».
Il sedicente marchese di Carabas fece quello che il Gatto gli aveva consigliato, senza sapere quale fosse lo scopo di tutto ciò. Mentr’era nell’acqua, il Re si trovò a passare da quelle parti,
c il Gatto si mise a urlare con quanto fiato aveva in gola :
« Aiuto ! Aiuto ! Il marchese di Carabas sta annegando! »
A quel grido il Re mise fuori la testa dal finestrino, e, riconoscendo il Gatto, che gli aveva portato tante volte la selvaggina, ordinò alle guardie di correre in aiuto del marchese di Carabas.
Intanto che il povero marchese veniva ripescato dal fiume, il Gatto si avvicinò alla carrozza e raccontò al Re che, mentre il suo padrone era nell’acqua, erano sopraggiunti dei ladri, che gli avevano rubato i vestiti, sebbene il poveretto si fosse affannato a gridare « al ladro! al ladro! »
Invece era stato quel furbacchione del Gatto a nascondere gli abiti del padrone sotto una grossa pietra!
Il Re ordinò immediatamente agli ufficiali addetti al suo guardaroba di andare a prendere uno dei suoi vestiti più belli per il marchese di Carabas.
Quando il giovane li ebbe indossati, si presentò al Re, e questi gli usò mille gentilezze.
Quegli abiti gli stavano veramente bene e mettevano in risalto la naturale bellezza dei suoi tratti e 1′eleganza della persona, tanto che la figlia del Re se ne senti subito attratta.
Bastarono due o tre occhiate, un poco tenere, per quanto molto rispettose, perché la fanciulla se ne innamorasse perdutamente.
Il Re riprese la passeggiata interrotta e volle che il giovane salisse sulla carrozza e li accompagnasse.
Il Gatto, felice di vedere che tutto procedeva secondo il suo disegno, andò avanti per conto suo.
Lungo la strada incontrò alcuni contadini che falciavano un prato e disse loro:
« Buona gente che falciate l’erba, se non dite al Re, quando passerà di qui, che questo prato appartiene al marchese di Carabas, finirete tagliati a pezzettini come carne da polpette ».
Tosto sopraggiunse il Re, che per l’appunto chiese ai contadini di chi fosse quel prato che stavano falciando. E quelli risposero in coro, spaventati dalle minacce del Gatto:
« Del marchese di Carabas ».
« Avete una bella proprietà! » disse il Re al marchese.
« Come vedete, Sire » rispose il giovane, « é terra fertile, e tutti gli anni mi dà un ottimo raccolto ».
L’astuto Gatto, che li precedeva sempre, incontrò alcuni mietitori e disse loro:
« Buona gente che tagliate il grano, se non dite che queste
messi appartengono al marchese di Carabas, finirete tagliati a pezzettini come carne da polpette ».
Il Re, che passò di là subito dopo, volle sapere di chi fosse tutto quel grano che vedeva.
« È del marchese di Carabas » risposero i mietitori; e il Re se ne rallegrò col giovane.
Il Gatto, che camminava sempre davanti alla carrozza, continuava a dire la stessa cosa a tutti quelli che incontrava lungo la strada; cosi il Re non finiva più di meravigliarsi delle grandi ricchezze del marchese di Carabas.
Finalmente il nostro Gatto giunse a un bel castello di proprietà di un Orco, che era il più ricco che si fosse mai visto; infatti tutte le terre che il Re aveva percorso con la carrozza, erano di sua proprietà.
Il Gatto, che aveva avuto l’accortezza di informarsi chi fosse quell’Orco e quali prodigi sapesse compiere, chiese di potergli parlare, dicendo che non aveva voluto passare così vicino al suo castello senza avere l’onore di venirgli a rendere omaggio.
L’Orco lo ricevette con la buona grazia che può avere un Orco e lo fece accomodare perché si riposasse.
Allora il Gatto prese a dire:
« Mi hanno assicurato che avete la capacità di mutarvi in ogni sorta di animali; che potete, per esempio, trasformarvi in leone oppure in elefante ».
« È vero » rispose l’Orco con fare brusco, « e, per dimostrarvelo, diventerò un leone sotto i vostri occhi ».
Il povero Gatto si spaventò talmente nel vedersi davanti quella bestia feroce, che si rifugiò sulle grondaie, non senza qualche difficoltà e col rischio anche di cadere, a causa degli stivali, che non erano certo adatti per camminare sulle tegole.
Dopo un po’, avendo visto che l’Orco aveva ripreso le sue solite sembianze, si decise a scendere e ammise di avere avuto molta paura.
« Mi hanno anche assicurato » riprese a dire il Gatto, « ma io stento a crederci, che avete la facoltà di trasformarvi anche in un animale piccolissimo, come la talpa e il topo: vi confesso però che tutto ciò mi sembra davvero impossibile ».
« Impossibile? » disse l’Orco. « Ora vedrete! »
Cosi dicendo si mutò in un topolino e prese a correre sul pavimento della stanza.
Il Gatto, appena lo vide, si gettò come un lampo su di lui e ne fece un boccone.
In quel mentre il Re, che nel passare di là aveva notato il magnifico castello dell’Orco, volle entrare per visitarlo.
Il Gatto, udendo il rumore della carrozza, che attraversava il ponte levatoio, corse incontro al Re e gli disse:
« Vostra Maestà sia la benvenuta nel castello del marchese di Carabas! »
« Ma come, marchese! » esclamò il Re; « questo castello é dunque vostro? Non ho mai visto niente di più bello: che eleganza ed armonia di linee, quale grandiosità e che splendidi giardini. Visitiamone l’interno, se non vi dispiace ».
Il marchese offrì la mano alla giovane Principessa, e assieme seguirono il Re, il quale si era avviato per primo.
Entrarono in una grande sala, dove trovarono pronta una magnifica colazione, che l’Orco aveva fatto preparare per i suoi amici. Questi avrebbero dovuto venire a trovarlo proprio quel giorno, ma poi non osarono farlo, avendo saputo che era giunto il Re.
Il Sovrano, conquistato dalle buone maniere del marchese di Carabas, – che dire poi della figlia, che ne era innamoratissima – e vedendo la vastità dei suoi possedimenti, gli disse, dopo aver bevuto cinque o sei bicchieri di vino:
« Dipende soltanto da voi, marchese, se volete diventare mio genero ».
Il marchese si profuse in riverenze, accettò volentieri l’onore che il Re gli faceva, e il giorno stesso sposò la Principessa.
Naturalmente il gatto rimase con gli sposi. Ebbe un bel cuscino di seta accanto al fuoco, nella sala del trono durante l’inverno, ed una bella cuccetta sotto il pergolato d’estate.
Il figlio del mugnaio diventò dunque il marito della Principessa, ma, siccome era un giovane onesto e sincero, non volle continuare ad ingannare la moglie ed il Re.
Raccontò come erano andate veramente le cose, spiegò per filo e per segno quello che aveva architettato il gatto, dalla prima fortunata caccia nel bosco al colpo maestro dell’uccisione dell’Orco e alla conquista del castello.
Liberato da questo peso, visse felice con la sua sposa ed ebbe tanti figliuoli, che giocarono allegramente col gatto per nulla meravigliati di vedergli indosso gli stivali ed ascoltarono anch’essi, divertendosi un mondo, la storia del cattivo Orco, trasformato in topino e divorato dal gatto.
C’era una volta un vecchio mugnaio con tre figli, un asino, un gatto soriano e nemmeno un becco d’un quattrino.
Vecchiaia e fatiche avevano logorato il corpo e la mente del mugnaio, tanto è vero che, giunto alla fine dei suoi giorni, divise i suoi averi tra i figlioli: – Al primo Arduino, lascio il mulino; al secondo, Alvaro, il somaro; e per te, Germano, non ho che il gatto.
Arduino ed Alvaro erano felici: – Io con il mio mulino e tu con il tuo somaro faremo società con servizio di consegna del macinato al domicilio dei clienti. Ci arricchiremo in pochi anni!
Rimasto solo, Germano, diede un’occhiata al gatto e si grattò la testa: – Io – gli disse – lo so che sei un buon gatto e ti voglio bene. Ma se davvero sei furbo come dicono, taglia subito la corda e lasciami solo con la mia miseria. Con quel che so fare io posso garantirti soltanto tre cose: freddo d’inverno, caldo d’estate e fame tutto l’anno. -
Il gatto che fino a quel momento non aveva mai detto una parola a nessuno, gli strizzò l’occhio e cominciò a parlare: – Tu caro mio, devi solo fare due cose, procurarmi un paio di stivali ed affidarti al mio ingegno; altro che fame! Fra tre mesi saremo a Corte! -
Il giovanotto, tutt’altro che convinto, fece spallucce e gli diede una lisciatina sulla groppa: – E bravo gatto! – esclamò – Allora sai anche parlare!
- Il bisogno aguzza l’ingegno e scioglie la lingua anche ai gatti – rispose la bestiola.
Faceva abbastanza caldo e Germano, senza ribattere parola, portò il suo mantello di panno al monte di pietà e col ricavato comprò gli stivali al gatto e si sdraiò all’ombra, con le dita intrecciate dietro la nuca ad aspettare gli eventi.
Il gatto, grande cacciatore, si mise subito al lavoro e meno di un’ora dopo stringeva tra le grinfie un bel leprone.
Senza perdere tempo, con il suo leprone in sacco, andò alla Reggia e si presentò al Re.
Si prosternò ai piedi del trono e tirò fuori la lepre gridando: – Ecco Maestà: mi invia il mio signore e padrone, il Marchese di Carabas, con questo piccolo omaggio destinato al reale salmì…-
Al Re che era un buongustaio, non parve vero accettare il dono; ma chi era quel simpatico Marchese, mai sentito nominare? Boh! Anche sua figlia, la principessa Isabella era rimasta bene impressionata dalle parole del gatto.
Il quale intanto, era già fuori a procurare un po’ di cena per sé e per il padrone.
E la mattina dopo, all’ora giusta, eccolo di nuovo a Corte, stavolta con quattro favolosi fagiani dorati: – Ti porto, o Sire, un modesto omaggio del mio signore e padrone, il Marchese di Carabas, per i reali arrosti.
E il Re, a sfogliare il libro della Nobiltà nella vana ricerca di quello sconosciuto Marchese.
E la bella Isabella, a sognare a occhi aperti un possibile matrimonio con un così generoso e sollecito suddito.
Insomma, per farla corta, tutte le mattine per più di un mese, si ripeté a Corte la medesima scena del gatto con gli stivali latore di gustosissimi messaggi da parte del Marchese di Carabas, suo signore e padrone.
Venne luglio, gran calura e grano maturo nei campi.
Una mattina il gatto sapendo che il Re sarebbe uscito con la figlia per fare un giro rinfrescante sulla carrozza dorata, svegliò presto il padrone che dormiva sotto un pino e , tutto eccitato, gli gridò: – Presto, presto, padroncino, spogliatevi dei vostri stracci e immergetevi nel l’aghetto tra poco passerà di qui la carrozza reale!
- Ma io non so nuotare!- ribatté Germano allibito.
- E via! – rispose il Gatto – Sapete bene che nel laghetto non c’è più di mezzo metro di acqua. Anzi dovete starvene seduto tenendo fuori solo la testa, perché nella vettura c’è anche la principessa Isabella.
Poi corse incontro alla carrozza Reale e cominciò a gemere, a sbracciarsi, a chiedere aiuto: – Vi prego, Maestà, fate soccorrere il Marchese di Carabas, mio signore e padrone!… Alcuni malviventi lo hanno spogliato dei preziosi abiti e lo hanno buttato ad annegare nel lago.
Il Re figurarsi, mandò subito paggi, coppieri, maggiordomi, ciambellani, consiglieri e tutta la cianfrusaglia del suo seguito al soccorso del suddito più generoso e nobile del regno, mentre due corrieri a cavallo, partivano verso la Reggia per prendere dal guardaroba reale il più sontuoso abito che potessero trovare.
Isabella stava per svenire; ma quando le portarono dinanzi il pseudo Marchese tutto in ghingheri negli abiti reali, vedendolo così giovane, ben fatto e bello, se ne innamorò in un battibaleno e giurò a se stessa che ne avrebbe fatto il suo sposo.
Il giovane salvato dalle acque, ringraziò Sua Maestà, rese omaggio alla regale figlia e prese posto nella carrozza dorata che proseguì il viaggio.
Ma il gatto con gli stivali già la precedeva da parecchio.
E lungo la strada ogni volta che incontrava dei contadini al lavoro nei campi, gridava loro, con voce insinuante: – Ehi buona gente, tra poco passerà la carrozza del Re; se vi domanderanno di chi è questa terra rispondete che è del Marchese di Carabas … Non avrete da pentirvene… -
E infatti, arrivata la carrozza, il Re si affacciava a chiedere: – Ma di chi è questa bella terra! – e i contadini, con un inchino: – E’ del Marchese di Carabas, Sire.
E il gatto avanti. Finalmente la bestiola arrivò al castello dell’Orco Ezechiele che era anche il padrone delle terre intorno, e chiese d’essere ricevuto.
Eccolo dunque dinanzi all’Orco.
Gran riverenza, destinato a solleticare la vanità del mostro.
Infine l’ingenua domanda: – Ma è proprio vero Signor Orco, che lei è capace di trasformarsi in qualsiasi animale vivente?… C’è chi dice di si e chi dice di no. -
L’Orco sbottò in una gran risata: – Vorrei proprio vedere chi dice di no! Guarda! – e dinanzi al misero gatto, mezzo morto di paura, ecco ergersi al posto dell’Orco un enorme leone.
- Ba… Ba… basta! – gemé il Gatto – Son più che convinto e vedo benissimo che un orco grosso come lei può trasformarsi in un leone altrettanto grosso. Ma non avrebbe, nel suo catalogo di trasformazioni, qualcosa su scala ridotta? Sarebbe, per esempio, capace di diventare un piccolo topo di campagna?..
Altra sonora risata dell’Orcaccio ed ecco sulla gran poltrona saltellare un topino.
Il gatto che non aspettava altro, gli fu addosso in un lampo e … se lo divorò in due bocconi.
Poi la nostra furbissima bestiola si volse a tutta la servitù con occhi dolci: – Tra poco – gridò – giungerà al castello la vettura dorata con il Re e il vostro nuovo padrone. Voglio che sian ricevuti con tutti gli onori e con un gran pranzo di gala.
Insomma: quello stesso giorno furono anche decise le nozze tra Germano e Isabella.
E il gatto? Oh, per sé non volle quasi niente! Si tolse per sempre gli scomodi stivaloni, non rivolse mai più la parola a nessuno e tornò al suo mestiere di gatto di buona famiglia.

Publié dans:favole |on 9 juillet, 2011 |Pas de commentaires »

The Mandylion: Face Not Painted by Human Hands… sotto metto i link al testo della spiegazione, in inglese, che è stata la prima ricerca, ed in italiano…

The Mandylion: Face Not Painted by Human Hands... sotto metto i link al testo della spiegazione, in inglese, che è stata la prima ricerca, ed in italiano... dans immagini e testi mandylion1

http://www.marsel.no/ikonere.html

LINK:

The Mandylion and the Shroud

http://shroud2000.com/ArticlesPapers/Article-Mandylion.html

Le icone di Cristo

http://www.mariadinazareth.it/ges%C3%B9%20icone.htm

Publié dans:immagini e testi, immagini sacre |on 7 juillet, 2011 |Pas de commentaires »

Day 6 Animals with man and woman… non vi sembra che l’animale dopo la lepre (o coniglio) e dopo lo scoiattolo (mi sembra) sia un micio? è un micio secondo voi?

Day 6 Animals with man and woman... non vi sembra che l'animale dopo la lepre (o coniglio) e dopo lo scoiattolo (mi sembra) sia un micio? è un micio secondo voi? dans gatti 15%20ABERDEEN%20BESTIARY%20ADAM%20NAME%20THE%20AN

http://www.artbible.net/1T/Gen0126_Animals_Manwoman/index_4.htm

Publié dans:gatti, immagini sacre |on 5 juillet, 2011 |Pas de commentaires »

una splendida micia…stammattina sono andata a fare compere…

poi mi sono andata sedere a Piazza Vittorio (una piazza piuttosto grande con un bel giardino), una micia mi è venuta incontro, di quelle a tre colori, ma quasi bianca,chiara bella, un po’ come questa, l’ho chiamata e mi è ventua incontro, è saltata vicino a me e mi ha fatto…le coccole…come si fa senza un micio…senza Rudy!

una splendida micia...stammattina sono andata a fare compere... dans gatti

http://capridolls.weebly.com/i-nostri-gatti-femmine.html

Publié dans:gatti |on 4 juillet, 2011 |Pas de commentaires »
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