Racconto di quando ero « ragazzina », mi ero scordata di averlo scritto, l’avevo messo sul sito : Poesia e dintorni

racconto mio, dal sito:

http://www.poesiaedintorni.net/modules.php?name=News&file=article&sid=732&mode=flat&order=1&thold=0 

Scritto da Gabriella:
Lunedì, 18 luglio 2005, alle ore 23:22

Anche quando ero piccola faceva caldo, e tanto, non so se è veramente è cambiato qualcosa nell’aria oppure, quando si è giovanissimi, si sopporta di più, fatto stà che abitando al centro di Roma mi trovavo vicinissima la Basilica di Sant’Andra della Valle, dalla finestra di casa potevo vedere, allungandomi fuori della finestra e di scorcio, la bella cupola, e la mattina, in primavera arrivavano ancora le rondini, quanto vorrei rivederle! Il palazzo dove abitavo era antico e le grandi mura proteggevano un po’ nelle giornate afose; però, non a tutte le ore, c’era una soluzione: entrare nella Basilica dove l’aria era molto più fresca. Non so perché ora, non dico le Chiese, ma anche le grandi Basiliche sono infocate. Erano momenti belli in cui dimenticavo qualche dolore e qualche affetto e cominciavo a guardare in alto. Inevitabilmente le immagini sacre, inevitabilmente le cappelle, però qual Sant’Andrea crocifisso sopra l’altare mi faceva pena, chissà perché? in fondo siamo abituati a vedere il Crocifisso, ma lui sembra diverso, ma non è giusto però. Certo era un fresco di luogo chiuso, eppure mi ha dato conforto tante volte, chissà forse veniva qualche spifferò dall’alto, da qualcuno che voleva rinfrescare con il suo respiro limpido una bambina presuntuosa e testarda. D’inverno, a Natale facevano un presepio particolare, sopra la capanna mettevano degli angeli a cerchio lasciando uno spazio interno come una gradinata di angeli, non so materialemnte la tecnica, ma gli davano profondità ed in fondo mi sembra ci fosse una colomba, ma forse un’immagine di Dio, non lo so. Forse da allora ho sempre cercato di salire quei gradini fatti di angeli di cartone o di legno (presumo), poi si diventa grandi e si stà lì un po’ in terra e un po’ tentati a salire la scala e provare altre sensazioni, di limpido, di trasparente, di colorato, di luminoso, e udire altre voci o La Voce, e allora si cammina, un po’ malamente, un po salendo un po’ cadendo, qualche volta uno degli angioletti mi da una mano, qualche volta rimane il ricordo dell’immagine e rimango a terra, ma ci riproverò, sempre testarda. 

Publié dans : raccontino mio |le 14 janvier, 2009 |Pas de Commentaires »

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