continuo a cantare, quasi senza accorgermene, con le parole di Sant’Agostino, dal 28 agosto, festa del santo

 

Vi volevo raccontare, perchè le emozioni della vita raggiungono anche i lavori che si fanno;

Le celebrazioni per Santa Monica e Sant’Agostino – memoria entrambe per la liturgia, rispettivamente festa e solennità per gli agostiniani – nella Chiesa di Sant’Agostino sono state bellissime, io ci vado…almeno… da vent’anni e sono sempre più belle e commoventi;

la Chiesa era pienissima per Santa Monica ed era straboccante di fedeli per Sant’Agostino, sicuramente non tutti agostiniani, ne’ tutti della parrocchia, perché la Chiesa è parrocchia; mi soffermo sulla clebrazione per la solennità di Sant’Agostino;

non c’è molto da dire dal punto di vista del racconto, sapete come è la celebrazione di una solennità, quello che è, in un certo modo, differente, è che per Sant’Agostino tutta l’assemblea si commuove veramente, come per uno che veramente e materialmente hai conosciuto ed amato;

i Padri agostiniani hanno composto – qualcuno di loro non so chi – oramai da molti anni perché io lo ricordo da sempre, da quando ci vado, un canto sulle parole di Sant’Agostino, buona parte tratte dal libro X, capitolo VII con l’aggiunta di passi tratti da altri libri; è un canto semplice, le parole di Sant’Agostino;

avevamo cantato tutti gli altri canti con l’organo, per questo canto abbiamo seguito un cantore e cantato a cappella; istintivamente, forse portati dal cantore, agostiniano, abbiamo cantato più lentamente del normale, molto dolcemente, durante il canto, cantato da tutta la chiesa pienissima, si sentiva che quasi si spezzava la voce in gola per la commozione; è sempre stato così da quando ci vado, ed io non piango facilmente neppure ai funerali, era commozione di poter ripetere quelle parole, di cantare l’amore per Dio e la stessa commozione di Sant’Agostino; è qualche cosa di indescrivibile;

queste parole, ancora oggi che è il 4 settembre, continuano a rimanermi nella mente e nel cuore e mi verrebbe di cantarle ad alta voce, comincio a cantare dentro di me senza accorgermene;

scrivo il testo del capitolo XXVII del libro X delle Confessioni, dal quale è preso quasi tutto il canto, copio dal libro che ho a casa, forse la traduzione in italiano moderno è stata migliorata nel tempo, ma io ho anche il testo latino e corrisponde perfettamente:

« Tardi ti ho amato, o bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato! Ecco, tu eri dentro me, io stavo a l di fuori, e qui ti cercavo, e deforme quale ero, mi buttavo su queste cose belle che tu hai creato. Tu eri meco, ed io non ero teco, tenuto lontano da Te proprio da quelle creature che non esisterebbero se non fossero in te. Mi chiamasti, gridasti, e vincesti la mia sordità; folgorasti il tuo splendore e mettesti in fuga la mia cecità; esalasti il tuo porfumo, lo aspirai ed anelo a te; ti degustai (gustavi in latino, esattamente), ed ora ho fame e sete; mi toccasti, ed ora brucio di desiderio per la tua pace. »

Publié dans : cose belle, santi |le 4 septembre, 2008 |Pas de Commentaires »

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