ho scritto un raccontino perché…

sono, infatti un po’ influenzata e faccio fatica a fare tutto, così ho cercato di scrivere un raccontino di fantasia, l’ho scritto così come lo leggete, come sempre su questo Blog, non importa se vale qualcosa, ma la fantasia è andata in questa direzione:

« titolo:

In cielo in attesa di un amico

gli angeli si erano radunati tutti vestiti di bianco con le ali ben appoggiate dietro le spalle ed aspettavano l’arrivo dell’Altissimo per intonare le lodi, tutti, pazientemente, d’altronde sono angeli, aspettano; i santi, anche, aspettavano, sempre desiderosi di vedere il volto di Dio, anche i loro vestiti erano bianchi, poi c’erano i nuovi arrivati che si meravigliavano di tutto e, guardando intorno e vedendo una grande sala luminosa si meravigliavano, si meravigliavano dei cambiamenti di luce, della presenza di tanti fratelli, del loro abito bianco ancora nuovo, nuovo, appena ricevuto;

ma Dio non arriva, aspettano ancora, non arriva; giunge d’improvviso un angelo trafelato e comunica, meravigliatissimo agli altri: « sta aspettando qualcuno », gli angeli si guardarono tra loro esterrefatti, come mai, chi è che fa aspettare il Signore? Ma pazienti e incuriositi di chi fosse tale personaggio aspettarono, i ceri, pensarono, per fortuna non si spengono mai, è sì, in cielo le luci non si spengono mai; poi qualcuno più curioso fece qualche passo per vedere cosa faceva Dio, e Dio, infatti, aspettava, sembrava ansioso, o forse no, come ansimante dal desiderio di vedere l’ospite;

ad un certo punto il Signore si affaccia nella nube del coro e avvisa, trafelato, gli angeli ed i fratelli: sta arrivando!!! beh! A quel punto tutti cominciarono ad agitarsi, non avrebbero dovuto, ma si sa, la curiosità, specialmente in quel caso, era lecita, pensavano; arriva finalmente l’ospite, il nuovo arrivato, è vestito con un pigiama un po’ sdrucito e pantofole, ma come? Pensavano gli angeli, così ci si presenta a Dio?

allora l’uomo, con il berretto da notte in mano, cerca di giustificarsi: dovevo arrivare questa notte, ossia questa notte della terra, ma mi è stato difficile, attorno a me c’erano, mia moglie, i miei figli, gli amici, sapete quelli del Bar dove mi facevo un goccetto…beh! Scusate, e non avevo coraggio di staccarmi dal letto e salire da voi, piangevano ed avevo timore per loro, mi faceva soffrire il loro dolore e allora ho domandato a Dio: sei proprio sicuro che è giunta la mia ora? vedi c’è gente che soffre, ma Dio non mi ha risposto ed ho capito che dovevo andare, scesi dal letto, o meglio mi sembra che salii, ma non so non riuscivo a coordinare le direzioni tra alto basso e poi la stanza era più grande o più piccina, non so; comunque mi muovevo, o forse no stavo fermo, ma cambiavo luogo, piano piano ho trovato una scala lunghissima che non si vedeva dove portava, i gradini più in alto erano luminosi, cominciai a salire, ma era faticoso, poi non capivo dove mi trovavo, continuavo a pensare: non ce la faccio a salire tutti questi gradini sono vecchio, poi mi accorsi che come ne facevo uno in realtà ero salito di dieci scalini, poi ne feci un altro e ero salito di cento scalini, ne feci un altro ancora, ero salito di mille scalini, cercai di salire l’altro gradino , ma come alzai il piede, tutti gli altri che erano ancora un numero che non riuscivo a contare erano spariti, in realtà in tutto avevo fatto tre scalini, mi trovai davanti al Signore, avrei voluto fargli tante domande, ma mi rimanevano in gola, allora Lui stesso mi diede due spiegazioni: i tre scalini sono segno della Trinità, come cominci solo ad avvicinarti il cammino si fa breve ed arrivi presto al traguardo, e poi mi disse: non ti preoccupare dei tuoi, guarda, improvvisamente vidi la mia famiglia che si trovava nella cappella dell’ospedale e pregava, c’era una messa per me e tutti parlavano con confidenza a Dio e Lui rispondeva, non sempre capivano la risposta però al momento dell’elevazione del calice vidi che i miei parenti e gli amici erano in un luogo diverso che ora riconosco come questo luogo qui e, nello stesso tempo, erano là in terra, che cosa strana; e il Signore disse, non è difficile arrivare qui anche in terra, perché, in realtà sono io che vengo sulla terra durante l’eucaristia, o, se puoi capire, in quel momento il cielo e la terra sono un unico luogo; sono contento per i miei, ma rimane un problema: il pigiama, mi guardai addosso impacciato e vergognoso, ma vidi che, come gli altri, portavo un abito bianco, con timore rivolgo la parola a Dio: « ma io non sono un sacerdote, non un missionario, non faccio parte delle grandi opere della Chiesa, sono solo uno che lavora per la propria famiglia, va alla messa, qualche volta una partita a carte con gli amici ed un po’ di vino… », Dio interrompe questo discorso e gli dice: « ma come non ricordi quella volta che avevi messo da parte un po’ di denaro e lo hai dato per elemosina sulla strada? », « oh no! », « non ti ricordi che andavi tutte le sere a dare un bacio ai tuoi figli? », « oh no! », « e non ti ricordi quante volte hai parlato di me al lavoro? », » oh no? », il Signore sbrigativamente: « non c’è bisogno che ricordi tutto, ora sei qui e dobbiamo affrettarci all’inno di lode, ossia tutti dovrebbero dare lode a me, ma a me sembra che anche io devo ringraziare per avere tanti fratelli vicino, così canto insieme a loro »;

finalmente si cominciò la lode e tutti videro delle lacrime sgorgare dal volto di Dio e volevano fermarsi, ma Dio disse: « no, no non fermatevi, io piango di felicità perché voi siete con me, è solo amore, solo amore anche se attraverso questo anche io partecipo delle sofferenze degli uomini »;

Publié dans : raccontino mio |le 21 septembre, 2007 |Pas de Commentaires »

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