i miei gatti neri; i primi due

oggi vi voglio raccontare dei miei gatti, sì, in effetti ho una storia particolare con i gatti; la prima volta nella vita ero piccola, ma non ricordo che età avessi, nelle scale di casa (la prima perché ne ho cambite molte, anche di queste vi devo raccontare) ci buttarono due gattini piccoli piccoli, tutti e due neri come la pece; che potevamo fare? li abbiamo adottati, sono cresciuti un po’, ma due non potevamo tenerli, così abbiamo detto a nostro zio se poteva prenderne uno, lui lo portò a Velletri dove lavorava, e ci disse per nostra consolazione (?) che era il terrore dei gatti della cittadina;

si chiamava, ossia lo chiamammo , « Cici Mici », che divenne un nome proprio dal vezzeggiativo che usavamo per chiamarlo; era un gatto intelligentillissimo, non ricordo tutte le cose straordinarie che faceva; la cosa più curiosa e divertente accadde un giorno quando stavamo cambiando canale alla televisione, era ancora di quei televisori che bisognava girare la manopola per cambiare, un po’ come le radio, e faceva rumore ogni volta che si prendeva un canale – come fanno le radio – ad un certo punto, evidentemente stufo, si avvicinò e con la zampetta battè più volte sulla mano di mia sorella che stava facendo quella manovra, incredibile gli dava fastidio il rumore non continuo! un altra volta, ma ce lo siamo voluto noi, saltò sulla gabbia che conteneva un ucccelletto, ossia, noi avevamo in quel momento un uccelletto, mi sembra un Verdone » e stata attaccato, come si usava allora, alle persiane che danno fuori sulla strada, Cici Mici, da bravo gatto, gli dava la posta, un giorno saltò sopra alla gabbia, la persiana si chiuse per il movimento ed il gatto sopra alla gabbia con l’uccelletto che strillava come un addannato si trovarono attaccati, sì, alla persiana, ma sulla strada, noi, per fortuna stavamo arrivando e siamo corse su, per tirare giù il gatto e titare su (di morale) l’uccelletto; mi ricordo una cosa della quale mi pentirò sempre io gli ho menato in modo che non lo facesse più, infatti non l’ha fatto più e mi ha perdonato, non ricordo più molte cose, ma loro gatti sanno amare, mi venne a morire in braccio;

il secondo gatto naturalmente era nero lo chiamammo « Kikko » in onore ad una persona che stimavamo e che…mah!; lo prendemmo noi da una cucciolata di gatti randagi, era enorme, extra large, in quella casa avevamo un giardinetto, lui usciva (non l’avevamo castrato) e andava per le sue avventure amorose, poi ritornava tutto graffiato, ridotto male ma felice, il quartire, che io ricordi, si riempì di gatti neri, tutti uguali a lui, poi cambiammo casa per altri motivi, ma avevamo l’assillo che un giorno tutti quelli del quartiere ci avrebbero riportato tutti i gatti neri della zona; anche lui ebbe almeno una « avventura » particolare: eravamo andate in villeggiatura in un paese sull’appennino, scendendo dalla macchina il « bestione » scappò dalla gabbia e se ne andò girando per le montagne intorno per circa 12 giorni, non speravamo di ritrovarmo, speravamo, almeno che stesse bene; un giorno dei ragazzini ci dissero: abbiamo  visto Kikko, la mattina presto scende a mangiare perché una signora mette fuori della porta un piatto per gli altri gatti (che in quel periodo che era libero il gatto nostro non avranno mangiato), ma noi non speravamo che fosse veramente lui; un giorno ci chiamarono di corsa: c’è Kikko! c’è Kikko!, siamo scese dalla casa dove stavamo e sono corsa dove mi indicavano i ragazzi, ERA PROPRIO LUI; aveva indosso ancora il collare che gli avevamo messo ed il guinzaglio perchè alcuni gatti lo sopportano, era dimagrito, ma lucidissimo, lo chiamai più volte, mi aveva riconosciuto, ma aveva paura, poi si spostò sotto un albero, allora io quatta quatta, a mo’ dei soldati che camminano per terra braccia e ginocchia, lo raggiunsi piano piano, SI FECE PRENDERE!!! lo portammo a casa, lì al paese, e, mentre ancora cercavo togliergli il collare e soprattutto il guinzaglio, dissi a mia sorella, dato che avevamo comperato proprio quella mattina della carne trita, dissi a mia sorella di prenderla per darla al micio, era parecchia ma se la mangiò tutta, poi gli tolsi gli armametari che aveva, puzzava di pastone per galline (e di galline e i piume di galline, se le sarà mangiate? problema irrisolvibile), era magro, ma non l’ho visto mai tanto lucido e bello, era un gatto strordinario;

quando lo riportammo a casa, dopo qualche anno, stavamo appunto nella casa con il giardino, un giorno tornò con il collo rotto, chiamammo il veterinario, ma non ci  fu niente da fare, qualcuno lo aveva ammazzato con un colpo di Karaté;

abbiamo avuto anche altri gatti e una gattina, erano tanto dolci, ma sopraffatti dalla personalità dei gatti neri anche se noi volevamo bene a tutti;

in realtà non sono più sicura di ricordare le avventeure attribuendole ad un agatto o all’altro, forse quello che hanno ammazzato era « Cici Mici », erano così belli!

ora ho un altro gatto, nero naturalmente; si Chiama Rudy, da Rodolfo Valentino, ma il nome non gliel’abbiamo dato noi, gliel’ha dato la padrona (si fa per dire) precedente, ma  con lui ho una storia particolare, con questo micio che ora dorme sul mio letto, come fa sempre, la racconto un’altra volta;

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Publié dans : io e il gatto |le 3 juillet, 2007 |Pas de Commentaires »

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