ciao…io ho tanto sonno!

 

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Publié dans : FARFALLE | le 10 septembre, 2007 |38 Commentaires »

bisonte americano bianco (quello sopra certificato per vero, quello sotto non lo so) (link a due studi sul bisonte, il primo è di Wiki, l’altro non lo posso copiare perché c’è il copyright)

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(White Cloud the only certified true albino bison in the world, roams with the herd owned by the National Buffalo Museum in Jamestown North Dakota. She has had 11 calves as of spring 2014. One of those was Dakota Miracle, a white buffalo.) 

 

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https://it.wikipedia.org/wiki/Bison_bison#Il_bisonte_bianco

https://www.animalinelmondo.com/animali/mammiferi/528/bisonte-americano.html

 

Publié dans : BISONTI AMERICANI | le 22 février, 2018 |Pas de Commentaires »

Il bisonte americano (volevo raccontarvi un po’ di storia, ma è un po’ complicata, ci provo domani, ciao buona notte!

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Publié dans : bisonti | le 21 février, 2018 |Pas de Commentaires »

un micio per la buona notte

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La tenerezza di Dio

per ciottol i diario - Copia

Publié dans : immagini sacre | le 20 février, 2018 |Pas de Commentaires »

RAHAMÌM: IL GRANDE UTERO (LA MISERICORDIA DI DIO)

https://lacapannadellozioblog.wordpress.com/2013/03/06/rahamim-il-grande-utero/

RAHAMÌM: IL GRANDE UTERO (LA MISERICORDIA DI DIO)

In ebraico e in altre lingue semitiche, come l’arabo e l’aramaico, la misericordia di Dio si esprime con la radice r-h-m, da cui il termine ebraico rahamim, plurale o accrescitivo di rehem, utero, seno materno. Sempre in questa lingua, quindi, misericordia ha il significato di “uteri”, al plurale, o meglio ancora di “grande utero”, un’unione infinita di tanti seni materni. Alla luce di questo, riesce più facile comprendere il passo in cui è scritto:
Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai (Isaia 49,15)
Di madri che si dimenticano dei loro figli, li abbandonano, li abortiscono, li sacrificano alla propria carriera, agli amori, al successo oggi abbiamo tanti, troppi esempi. Di altrettante madri che, involontariamente, feriscono, sbagliano e, in qualche modo, deludono sentiamo ugualmente parlare. In ultimo, tutti sperimentiamo o sperimenteremo un primo, un secondo, tanti distacchi dalla madre, dalla sicurezza e dall’affettuoso calore che ci proteggevano e ci circondavano prima di venire al mondo e nella prima infanzia. C’è il parto, il freddo, traumatico contatto con il mondo esterno, ci sono le luci al neon dell’ospedale e le tante persone che circondano il neonato, lo affliggono con mille controlli, lo schiaffeggiano leggermente per farlo iniziare a piangere e a respirare da solo, gli tagliano il cordone ombelicale; ci sono gli altri legami da tagliare, il primo giorno di scuola, l’adolescenza, la ribellione, l’uscita di casa per andare a studiare fuori e poi il matrimonio, la malattia, i capelli che divengono bianchi e i volti che si riempiono di rughe e di segni che tradiscono il passare del tempo che condurrà, inevitabilmente, all’ultima, definitiva separazione.
La vita non è priva di madri che dimenticano i figli, molto più spesso è piena di figli che dimenticano le madri e, ancor più frequentemente, di persone costrette – perché è naturale che sia così – ad imparare a camminare ogni giorno con le proprie gambe e a non poter contare più su qualcuno che ti aspettava al ritorno a casa, che ti riempiva di attenzioni e il cui mondo ruotava intorno a te.
In questo tempo di particolari e drammatiche incertezze, poi, siamo un po’ tutti attoniti di fronte a tanti avvenimenti, tanti abbandoni, mancanze e nostalgie. E’ come se l’umanità intera avesse paura, si sentisse smarrita di fronte agli eventi che stanno inevitabilmente marcando il momento storico nel quale ci troviamo. Da un lato, emerge la necessità, per ognuno di noi, di una maggiore virilità e di una più grande consapevolezza delle nostre responsabilità di adulti; dall’altro, la nostra povera umanità ci spinge sempre a guardare in su, anche se siamo cresciuti, verso qualcuno che è più grande di noi, verso occhi che ci rassicurino, occhi che siano più in alto rispetto ai nostri, proprio come quelli della madre quando eravamo bambini.
Penso che la misericordia di Dio sia proprio questo: uno sguardo dall’alto, delle braccia che avvolgono; una voce soave ma, allo stesso tempo, autorevole che spinge, conduce, indica, traccia il cammino da seguire e che incoraggia a non fermarsi; un grande utero che, nonostante, i mille difetti, i mille tradimenti della creatura che custodisce, nonostante le accuse di chi afferma che la nostra umanità sia indegna di vivere, di esistere perché difettosa, imperfetta, piena di handicap e di deformità, si rifiuta di abortire il frutto delle sue viscere, ma gli dona la vita gratuitamente una, dieci, cento, mille volte, lo chiama ad amare, a divenire grande come l’universo di cui, apparentemente, questo piccolo essere costituisce solo una parte infinitesimale e trascurabile. E, perché questo puntino ricordi di essere amato dall’Infinito, il grande utero che lo porta in grembo ne assume la forma e gli dona persino una Madre in carne ed ossa, quella stessa Madre che lo magnifica per averla tenuta nel suo grembo, ovvero per aver avuto misericordia di lei, sua serva, figlia del suo Figlio, cosicché anche quelli di noi che non hanno mai conosciuto la dolcezza di una mamma terrena possano essere certi di essere figli amati di qualcuno.
Nell’ora della morte, della prova e dell’errore, sarebbe bello invocare la misericordia di Dio in ebraico: ??? ????, ?????, rehàm alei, adonì, abbi misericordia di me, o Signore, fammi rimanere nel tuo grembo, non abortirmi anche se sono deforme e indegno di vivere, tienimi ancora avvolto nella tua dolce presenza, lasciami vivere nel tuo utero! Là, io sarò al sicuro, certo che, se anche esistesse una madre capace di espellere il frutto del suo grembo, di dimenticarsene, di ucciderlo o di abbandonarlo, tu, o Signore, mi terrai, mi farai vivere perché hai fiducia che, anche peccatore, io possa essere un bene per me stesso e per l’umanità.

Salmo 138
Signore, tu mi scruti e mi conosci, tu conosci quando mi siedo e quando mi alzo, intendi da lontano i miei pensieri, osservi il mio cammino e il mio riposo, ti sono note tutte le mie vie.
La mia parola non è ancora sulla lingua ed ecco, Signore, già la conosci tutta. Alle spalle e di fronte mi circondi e poni su di me la tua mano. Meravigliosa per me la tua conoscenza, troppo alta, per me inaccessibile.
Dove andare lontano dal tuo spirito? Dove fuggire dalla tua presenza? Se salgo in cielo, là tu sei;
se scendo negli inferi, eccoti. Se prendo le ali dell’aurora per abitare all’estremità del mare, anche là mi guida la tua mano e mi afferra la tua destra.
Se dico: “Almeno le tenebre mi avvolgano e la luce intorno a me sia notte”, nemmeno le tenebre per te sono tenebre e la notte è luminosa come il giorno; per te le tenebre sono come luce. Sei tu che hai formato i miei reni e mi hai tessuto nel grembo di mia madre.
Io ti rendo grazie: hai fatto di me una meraviglia stupenda; meravigliose sono le tue opere, le riconosce pienamente l’anima mia. Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto, ricamato nelle profondità della terra.
Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi; erano tutti scritti nel tuo libro i giorni che furono fissati
quando ancora non ne esisteva uno

Publié dans : BIBBIA - VARI TEMI, BIBBIA ANTICO TESTAMENTO | le 20 février, 2018 |Pas de Commentaires »

Conversione di San Paolo

en e diario

Publié dans : immagini sacre | le 19 février, 2018 |Pas de Commentaires »

CHI NON ARDE NON VIVE – RAVASI 2006

http://gioiaepace.myblog.it/2006/09/16/mattutino-di-g-ravasi-3/

CHI NON ARDE NON VIVE – RAVASI 2006

MATTUTINO

Davanti ar Crocifisso d’una Chiesa/ una candela accesa se strugge da l’amore e da la fede./ Je dà tutta la luce, tutto quanto er calore che possiede,/ senza abbadà se er foco la logora e la riduce a poco a poco./ Chi nun arde non vive./ Com’è bella la fiamma d’un amore che consuma,/ purché la fede resti sempre quella!/ Io guardo e penso. Trema la fiammella, la cera cola e lo stoppino fuma…
Forse fuori c’è il fracasso di una città del litorale adriatico affollata di vacanzieri, oppure c’è il placido silenzio della montagna, oppure la via deserta e surriscaldata della Milano estiva. Apri il battente di una chiesa ed ecco, nella penombra, il baluginare dei ceri votivi. Avanzi e in quell’oasi di quiete ti siedi davanti a quelle fiammelle. È questo il quadro che Trilussa, il notissimo poeta romanesco, tratteggia in una delle sue non rarissime poesie religiose o spirituali. Egli sapientemente intreccia amore e fede che sono impastate nella cera di quella candela che lentamente si strugge.
E formula quel principio basilare della vita autentica, non solo spirituale: «Chi non arde, non vive». Per essere luce e calore bisogna consumarsi. Se invece ci si vuole conservare, magari si campa a lungo, si riesce ad accumulare un bel bottino di cose e di denari, ma si rimane come una pietra fredda, un cero bianco e spento, un seme avvizzito. La legge evangelica del perdere per trovare, del dare per essere felici, della morte per la vita è ardua da abbracciare, eppure è l’unica che permette anche a noi di avere una vita trasfigurata. Come quella del Cristo della Trasfigurazione, splendido nella sua luce che squarcia il gelo e la tenebra.

Gianfranco Ravasia

Publié dans : CAR. GIANFRANCO RAVASI | le 19 février, 2018 |Pas de Commentaires »

Immagine ortodossa della fine dei tempi

orthodox-end-times-fresco

Publié dans : immagini sacre | le 15 février, 2018 |Pas de Commentaires »

I TRE INEFFABILI (LETTERA AI ROMANI)

http://web.tiscali.it/pulchritudo/page262/page303/page303.html

I tre ineffabili (Lettera ai Romani)

Questo nostro viaggio nella lettera ai Romani, lo scritto più celebre di Paolo, intrapreso già da alcune settimane, sosta ora in una pagina di grande bellezza, il capitolo 8. Esso affascina soprattutto per la sua visione cosmica della salvezza.
Il gesuita scienziato e filosofo Pierre Teilhard de Chardin (1888-1955) nel suo Inno all’universo cantava sulla scia dell’Apostolo: «Immergiti nella materia, figlio della terra, bagnati nelle sue falde ardenti perché essa è la sorgente e la giovinezza della tua vita e anche in lei risuona il gemito dello Spirito».
Ebbene, è proprio attraverso l’immagine del gemito che esce dalle labbra di una donna partoriente che Paolo compone una specie di parabola della redenzione: essa non coinvolge solo l’umanità ma tutto il creato. Tre sono i gemiti che s’intrecciano. C’è innanzitutto quello della natura intera che «a capo eretto attende da lontano la rivelazione dei figli di Dio» (8,19): «tutta la creazione geme e soffre fin da ora le doglie del parto» (8,22).
C’è, poi, il gemito dell’uomo che anela alla salvezza piena: « La creazione non è sola ma anche noi che possediamo le primizie dello Spirito gemiamo interiormente attendendo da lontano l’adozione a figli di Dio» (8,23). C’è, infine, lo stesso gemito dello Spirito divino che vuole condurre a pienezza la redenzione:
«Lo Spirito stesso viene in aiuto alla nostra debolezza… intercedendo per noi con gemiti ineffabili» (8,26). Questi tre gemiti sono il segno di una tensione viva che è in tutto l’essere, proteso verso la salvezza piena, desideroso di essere rigenerato così da essere « nuova creatura ».
È quel destino ultimo glorioso che il cristianesimo chiama « risurrezione » , di cui la Pasqua di Cristo è anticipazione e «caparra » o « primizia», per usare espressioni paoline. L’apostolo Paolo descriveva così ai Corinzi questa meta che ci attende: «Ciò che semini non prende vita se prima non muore. Quello che semini non è il corpo che nascerà ma un semplice chicco… Così anche la risurrezione dei morti: si semina corruttibile e risorge incorruttibile, si semina ignobile e risorge glorioso, si semina debole e risorge potente, si semina un corpo animale e risorge un corpo animato dallo Spirito» (1 Corinzi15, 36-37.42-44).
Ebbene, questa grandiosa vicenda di salvezza e di rinascita che coinvolge noi e il creato fa parte di un progetto divino che Paolo descrive proprio nel capitolo 8 con una cascata di verbi posti in successione.
Essi riguardano il nostro destino glorioso che è già prefigurato nel disegno eterno della mente di Dio. Leggiamo, perciò, con attenzione questi verbi che scandiscono le tappe della nostra chiamata alla fede e alla gloria: « Quelli che Dio ha pre-conosciuto li ha anche pre-destinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia primogenito tra molti fratelli; quelli che ha pre-destinati li ha anche chiamati; quelli che ha chiamati li ha anche giustificati; quelli che ha giustificati li ha anche glorificati» (8,29-30).

Publié dans : BIBBIA - VARI TEMI, BIBLICA | le 13 février, 2018 |Pas de Commentaires »

Quaresima 2018

ciottoli e diario

Publié dans : immagini sacre | le 12 février, 2018 |Pas de Commentaires »
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