Anartia Amanthea (farfalle del Sud America

 

 Anartia amathea 3000-001a

 

 

 

Publié dans : FARFALLE | le 10 septembre, 2007 |38 Commentaires »

La donna cananea

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Publié dans : immagini sacre | le 18 août, 2017 |Pas de Commentaires »

XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A) – BRICIOLE CHE CADONO

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XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A) – BRICIOLE CHE CADONO

don Luciano Cantini

Pietà di me
Capita spesso di sentire o di dire espressioni simili, a volte sono semplicemente suoni di voce riempitivi di giornate faticose logorate dalla stanchezza, a volte tendono malamente a impietosire senza gran risultato specialmente quando ci troviamo davanti a episodi di accattonaggio. Non sempre chiedere pietà corrisponde alla realtà delle cose e per capire e farsi capire ci vuole insistenza e tempo, ma anche intessere una relazione che vada oltre le parole; occorre liberare il cuore e penetrare il fondo dell’anima: Dal profondo a te grido, o Signore (Sal 130,1).
Esaudiscila
La donna Cananéa gridava la sua sofferenza ma quel grido sembrava non essere ascoltato: egli non le rivolse neppure una parola. Gesù ha anche una spiegazione «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele»… c’è qualche cosa d’altro, una provocazione non immediatamente comprensibile. La reazione dei discepoli è molto simile alla nostra: accontentiamola così ce la togliamo di torno.
Capita troppo spesso, in fondo una elemosina costa così poco, ci togliamo un impiccio e siamo anche convinti di aver fatto un’opera buona, qualcosa di meritorio!
Rispondere, invece, ad una richiesta di aiuto chiede un impegno in prima persona, capire il senso delle parole, quale realtà stanno celando, non solo capire il profondo dell’altro, ma anche il mio cuore, la mia verità. Perché prima di decidere di offrire un aiuto devo capire chi veramente sono io e la verità delle scelte che sto compiendo.
Fa sorridere il balletto dei politici di turno che affermano “aiutiamoli a casa loro!”, ma qual è la verità quella vera, se continuiamo a vendere loro armi, a foraggiare regimi corrotti. L’altro giorno al Porto hanno sequestrato una partita di rifiuti radioattivi che stavano partendo per l’Africa, abbiamo imparato troppo bene a sottrarre ogni ben di Dio dall’Africa e di contro a rifilare ogni porcheria, eppure abbiamo ancora la sfacciataggine di dire “aiutiamoli a casa loro!”, non è molto diverso dal perché ci viene dietro gridando!
Il pane dei figli
L’atteggiamento muto di Gesù sta chiedendo alla donna di verificare la sua richiesta di aiuto e ai discepoli di verificare il senso delle loro relazioni. È davvero umano liberarci dal disturbo degli altri? Sgomberare le strade delle città da ciò che non desideriamo né vedere, né sapere, delegare l’aiuto agli uffici addetti, alle associazioni di volontariato, alla parrocchia: un sacchetto della spesa, qualche vestito vecchio, poi qualcuno provvederà. Viviamo una realtà piena di egoismi, facciamo fatica a misurarci con il dolore del mondo e di passare dalle parole ai fatti.
La provocazione di Gesù è fortemente tracotante: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». È la nostra affermazione, l’affermazione di chi ha raggiunto un certo benessere e ha paura che gli sfugga di mano; non è questione solo economica, anche culturale, religiosa, forse siamo gelosi anche del paesaggio, la bellezza di cui ci siamo circondati…
Le briciole
Il povero, invece sta attento alle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni; Il povero è quello che rovista nei cassonetti alla ricerca di ciò che gettiamo via, che si accontenta degli abiti usati, o di un centro di accoglienza che nei fatti nega il suo nome.
La donna si affida di ciò che avanza perché non ha altra possibilità ma gli è sufficiente e si fida di Gesù. Gesù affonda il suo sguardo nel profondo dell’anima della donna: grande è la tua fede!
Questo povero grida e il Signore lo ascolta, lo salva da tutte le sue angosce (Sal 34,7

Publié dans : OMELIE | le 18 août, 2017 |Pas de Commentaires »

fiore di Loto, buona festa dell’Assunta

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Assunzione di Maria

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Publié dans : immagini sacre | le 14 août, 2017 |Pas de Commentaires »

ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA – OMELIA

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ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA – OMELIA

LA META E’ NEL GREMBO DI DIO

Celebrare l’Assunzione di Maria, come per tutte le feste mariane, è guardare alla Chiesa, a noi, alla nostra vocaz
ione più autentica e profonda. Guai a fermarsi a Maria, come fa certo devozionismo cattolico: Maria parla sempre alla Chiesa, alla Comunità dei credenti nel Figlio, comunità chiamata a generare Gesù nella storia, e alla storia.
Come l’Immacolata ci dice l’identità della Chiesa nella storia, che essa è Comunità di salvati per grazia, di redenti senza alcun merito, di salvati da un Amore che sempre ci previene, così l’Assunzione ci dice la meta della Chiesa, ci dice che tutto è orientato al grembo di Dio.
Significativo mi pare la scelta, per questa solennità, del passo dell’Apocalisse che oggi apre la liturgia della Parola. Per Giovanni è chiaro che dalla storia sale forte una domanda (cfr Ap 6, 10): “Fino a quando?” La storia del mondo, insomma, non sembra realizzare il progetto di Dio, la storia genera ancora dolore, genera poveri, genera oppressioni; il male sembra sempre trionfare! “Fino a quando?”
Per cercare una risposta, Giovanni penetra nel “Santuario del cielo”, vi penetra per capire come Dio legge la storia. Il passo dell’Apocalisse che oggi si ascolta inizia proprio qui: si apre il Santuario, e subito ci sono due segni da leggere: la donna e il drago; l’autore ci tiene subito a farci cogliere che il segno grandioso non è il drago terrificante, come potrebbe apparire; non ci si deve far ingannare; quello è solo un segno.
Il segno grandioso è invece una donna che grida per il dolore più umano che esista, il dolore del parto… In questa donna si compie la volontà di Dio! La volontà di Dio passa per una lotta, per un travaglio, per un dolore, passa per un parto che è evento in cui sempre morte e vita si intrecciano.
La donna è vestita della luce del Risorto, le tenebre le sono estranee; ha la luna sotto i piedi, cioè attraversa il tempo, la storia (per la Bibbia la luna è sempre segno del tempo perchè il tempo veniva misurato con le lune)…è dunque signora della storia e cammina nella storia, tra le tenebre della storia, ma verso il compimento di Dio.
E’ in relazione con Israele e la Chiesa (le 12 stelle); è una donna misteriosa: è luminosa (vestita di sole) ma segnata dal dolore (gridava per le doglie del parto) ma anche dalla speranza (era incinta).
Di fronte a Lei si para il drago che tenta di divorare il Figlio che Ella partorisce; il Figlio è però rapito verso Dio (è straordinario: è la storia della Pasqua del Figlio narrata in un solo versetto!)…la donna resta nel mondo e soggetta alla furia del drago.
Chi è allora la donna?
Giovanni nel segno della donna delinea un’icona della Comunità credente chiamata – come Maria – a generare Cristo ogni giorno, ma vivendo l’aspro contrasto e la guerra con chi non accetta la Signoria del Figlio. Le sue doglie non cessano; la storia sarà segnata dal dolore, ma con la certezza che la vittoria, che già in Cristo è attuale, si rivelerà in pienezza anche in Lei.
La Chiesa passa per il dolore, per le lotte, per il combattimento, per le insidie del drago ma sa che “la sua fatica non è vana nel Signore” (cfr 1Cor 15, 57-58); Paolo nella sua Seconda lettera ai Cristiani di Corinto ci dice che si può sovrabbondare di gioia anche nella tribolazione (cfr 2Cor 7,4). Questa gioia di Paolo sfida la nostra fede: se siamo corpo di Cristo, e Cristo è risorto, il nostro futuro è la risurrezione. La storia di morte di Cristo si versò nella risurrezione, inattesa risposta di Dio all’iniquità del mondo; la storia di morte che la Chiesa attraversa si verserà anch’essa nella risurrezione e nella pace. La meta è lì, nel grembo trinitario di Dio, dove l’amore del Padre, del Figlio e dello Spirito tutto guarirà, tutto feconderà.
Maria è icona gioiosa di di questo “destino” dei credenti: in Lei la vita si è fatta piena, in Lei la vita ha sconfitto la morte, in Lei ci è promessa – nella più pura gratuità – una vittoria impossibile alle nostre povere forze; in Lei è promessa, non solo ai credenti ma all’umanità tutta di cui la Chiesa è “primizia” per pura grazia, la vittoria sul peccato e sulla corruzione della morte.
La vittoria di Maria è passata per la sua fede; Elisabetta, nel passo dell’Evangelo di Luca che oggi si ascolta, lo proclama con quella prima beatitudine che risuona nell’Evangelo: Beata colei che ha creduto all’adempimento della Parola del Signore.
Sì, Maria è beata perché si è fidata; il segno che ci è dato in Maria è grandioso perchè Lei ha creduto. La grandezza non è nell’essere stata Madre di Dio, la grandezza è ciò che ha reso possibile quella maternità: la sua fede.
Lafede di Maria nella Parola ha permesso alla benedizione del Padre di farsi carne nella nostra storia; la fede di Maria ha immesso nella storia la benedizione che è il Figlio fatto carne. Il Figlio ha preso carne, sangue e umanità da Lei che ha creduto, e credendo ha aperto le porte della storia al Dio che non si stanca di cercare l’uomo.
Come scrive Teresa di Lisieux, ciò che ci è detto di Maria non vuole far sorgere in noi meraviglia e ammirazione per Lei, ma vuole mostrarci la nostra via e la nostra meta.
La via è attraversare la storia generando e custodendo il Figlio, la è non aver paura delle doglie e delle contraddizioni che ci sono nella storia, laè non ricusare il deserto in cui la Chiesa abita per statuto tra le ostilità della storia (quando la Chiesa non è in questo deserto deve preoccuparsi…certamente si è svenduta in qualcosa…)!
La meta è l’abbraccio di Dio ed è il compimeneto che Dio donerà alla storia attraverso l’opera dei credenti, che sono capaci di pagare di persona per mostrare che in Cristo l’uomo nuovo è già iniziato!
p. Fabrizio Cristarella Orestano

Publié dans : FESTE DI MARIA, OMELIE | le 14 août, 2017 |Pas de Commentaires »

Pavone bianco o albino

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Publié dans : PAVONE | le 13 août, 2017 |Pas de Commentaires »

farfalle blu

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Publié dans : FARFALLE, farfalle blu | le 12 août, 2017 |Pas de Commentaires »

Gesù cammina sulle acque

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Publié dans : immagini sacre | le 11 août, 2017 |Pas de Commentaires »

OMELIA XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A) (13/08/2017)

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Nelle tempeste

Paolo Curtaz

OMELIA XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A) (13/08/2017)

Elia è scoraggiato. Pensava, uccidendo i sacerdoti del Dio Baal, portati in Israele dalla regina Gezabele, di riportare la folla al Dio di Israele, di sollevare una rivoluzione. Non è così: non solo la gente lo abbandona, ma la regina promette vendetta e il profeta deve scappare nel deserto.
Vuole morire, ammette il suo sbaglio: Dio non si impone. E lui, arrogante e violento, non è migliore dei suoi padri.
Gesù è scoraggiato: hanno arrestato e ucciso Giovanni Battista, l’aria si fa pesante.
Ma la cosa peggiore è che, dopo la moltiplicazione dei pani, Gesù scopre che i suoi discepoli non hanno capito praticamente nulla del suo messaggio, delle sue parole. Davanti alla folla affamata hanno suggerito al Maestro di cacciarli, di rimandarli a casa.
Gli apostoli sono scoraggiati: non hanno capito la ragione dell’improvvisa durezza del Signore che li ha costretti in malo modo a salire sulla barca per raggiungere l’altra riva, quella dei pagani, quella evitata accuratamente dagli ebrei. E si sta alzando un forte vento, ci mancava.
Fatica
La vita è così: inevitabilmente mischia luce e ombra, momenti esaltanti e momenti faticosi, grandi gioie e forti dubbi. Ci mette davanti alla violenza: quella che portiamo nel cuore, come Elia, che deve fare i conti col proprio fanatismo, quella politica che spazza via gli avversari come il Battista, quella dell’egoismo che impedisce ai discepoli di capire il gesto del Maestro, quella degli elementi della natura che ci ricordano che siamo ospiti su questa terra.
Eppure proprio nel momento della fatica scopriamo chi siamo.
E se, invece di ripiegarci su noi stessi, osiamo metterci in discussione, attendere, cambiare, sperare, pregare, agire, qualcosa accade.
Saliamo di livello, cambiamo frequenza, entriamo dentro noi stessi, dentro la Storia, dentro gli eventi.
Ma, per farlo, dobbiamo necessariamente affrontare i nostri fantasmi e le nostre paure.
La regina Gezabele, per Elia, il dubbio di avere scelto le persone sbagliate, per Gesù, il mare in tempesta, per Pietro e gli altri.
Imparare il silenzio
Elia spaventato e consumato, desideroso di morire nel deserto, non si chiude a piangere se stesso, si mette in cammino.
L’illusoria vittoria intrisa di sangue non ha fatto che peggiorare le cose.
No, Dio non è nella violenza, questo ora ha capito Elia che si ritrova sul monte dell’alleanza.
Questo vorrei capissero coloro che continuano ad uccidere profanando il nome di Dio.
E qui, sull’Oreb, Elia capisce e ci fa capire qualcosa di splendido.
Dio non è nella violenza, né nei grandi eventi naturali o nei prodigi, ma nell’intimo di ciascuno di noi.
Nella brezza del mattino anzi, come più precisamente, nella voce del silenzio.
Abbiamo disimparato l’ascolto del silenzio.
Il luogo dove incontriamo Dio.
Imparare a scegliere
Come possono non avere capito? Come possono, davanti alla prima vera prova, avere mostrato tanta indifferenza e tanto cinismo? Cosa serve amare, seguire, accudire, istruire, vivere con loro se poi non hanno cambiato il loro cuore?
La notte di Gesù sul monte a pregare è tormentata e lugubre.
Coloro che ha scelto con tanta cura e tanta passione, coloro che ha voluto con sé, che ha istruito, hanno mostrato tutta la loro grettezza.
Prega, il Signore. Forse un po’ stordito e deluso. Non sa che fare.
Intanto si alza un forte vento sul lago. Gesù sceglie.
Sceglie di non sceglierne altri.
Non migliori, non più coerenti, non eccezionali. Sceglie quei dodici.
Sceglie noi, fragili e incoerenti. Sceglie questa Chiesa composta di fango e santità.
Pietro
I discepoli, noi discepoli, sono spaventati. Dalla furia del vento e delle onde.
E lì, nel cuore della notte, sono raggiunti dal Signore, ma lo vedono come un fantasma. Non lo hanno riconosciuto nel fratello affamato. Come possono riconoscerlo qui, ora?
Solo Matteo ci parla dell’episodio di Pietro.
Di quella richiesta, ingenua oltre ogni limite, di raggiungere Gesù camminando sulle acque.
E si getta, Pietro. Si fida. E affonda.
No, non è capace, come noi non siamo capaci, di camminare davvero su ciò che ci spaventa, di passeggiare fischiettando sul ciglio del baratro che costeggia la nostra vita. Vorremmo, ma non siamo così coraggiosi, né così santi.
Solo il Maestro, solo il Signore può dominare le alte onde del mare, da sempre, nella Bibbia, potente e oscuro simbolo del male e della paura. Solo lui. Noi non siamo capaci, ma il Signore ci sfida, ci spinge ad osare.
Anche oggi Pietro, questo nostro Pietro, deve condurre la barca in mezzo alle onde. E, come se non bastasse la violenza di chi attacca la Chiesa e di chi invece la blandisce e la seduce, si ritrova qualche compagno di viaggio che inizia a bucare il fondo della barca, rilasciando patenti di ortodossia ai papi dall’alto della loro conoscenza e della loro intransigenza.
È sempre accaduto, con ogni Pietro.
Ma Pietro, questo Pietro, ogni Pietro, sa bene che il Signore Gesù ci raggiunge nella tempesta.
Sempre.
Davanti ai dubbi di fede, davanti alle tempeste della vita, il discepolo è chiamato, come Elia, ad ascoltare nel suo cuore il silenzioso mormorio di Dio, recuperando quella dimensione assoluta che è il silenzio, la preghiera, l’ascolto meditato del grande e quieto oceano della presenza di Dio, per vedere il volto di Dio che si nasconde nel vento, che pare evanescente come un fantasma.
Solo così possiamo arrivare all’altra riva.

Publié dans : OMELIE | le 11 août, 2017 |Pas de Commentaires »

Trasfigurazione del Signore

salmi e diario - Copia

Publié dans : immagini sacre | le 4 août, 2017 |Pas de Commentaires »
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