Clematis bud

 

clematis bud

 

Publié dans : immagini sacre | le 10 septembre, 2007 |39 Commentaires »

questa pianta si chiama Celosia o Testa di Gallo, mi sembra bellissima, quando l’ho presa c’era un insetto che volava proprio al centro della foto (non da me) sono andata a vedere lo strumento per la modifica delle immagini, pensavi di tagliare la foto, ma ho trovato uno strumento « leva le macchie » l’ho utilizzato, l’insetto volava proprio dove vedete una macchietta rosa al centro ora sembra luce, buona notte a tutti

celosia testa di gallo

Publié dans : a. i fiori | le 15 décembre, 2019 |Pas de Commentaires »

Il bambino Gesù in un dipinto di Melchior Paul von Deschwanden (1881)

Melchior_Paul_von_Deschwander_Das_Christuskind

Publié dans : immagini sacre | le 15 décembre, 2019 |Pas de Commentaires »

sei tu colui che devi venire o dobbiamo attenderne un altro? (qualcuno ha postato questa bella immagine per le letture di domenica)

diario

Publié dans : immagini | le 13 décembre, 2019 |Pas de Commentaires »

III DOMENICA DI AVVENTO (ANNO A) – GAUDETE (15/12/2019)

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III DOMENICA DI AVVENTO (ANNO A) – GAUDETE (15/12/2019)

Un fiume di gioia
mons. Roberto Brunelli

Terza domenica di Avvento: la Messa è tutta intonata all’antifona iniziale, un invito alla gioia, tratto dalla lettera di Paolo ai Filippesi: « Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi ». Qualcuno obietterà che di questi tempi c’è poco da rallegrarsi, visto come va il mondo. Altri, badando alla propria vita, possono trovare di che lagnarsi, per cento ragioni. Ed è quasi inutile ricordare, a chi è tenacemente pessimista, che la vita del mondo ha sempre presentato i suoi lati negativi, e tutti gli uomini hanno sempre avuto motivi di lagnanza.
Uno sforzo di obiettività, tuttavia, dovrebbe portare chi guarda sempre attraverso occhiali scuri a vedere, accanto al negativo, anche tanto di positivo. Può aiutare allo scopo la non dimenticata enciclica di papa Francesco, che sin dal titolo (Evangelii gaudium, cioè ‘La gioia del Vangelo’) pare un commento alla frase di Paolo riportata sopra.
? Scrive tra l’altro il papa: « La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia (…) Il grande rischio del mondo attuale, con la sua molteplice ed opprimente offerta di consumo, è una tristezza individualista che scaturisce dal cuore comodo e avaro, dalla ricerca malata di piaceri superficiali, dalla coscienza isolata. Quando la vita interiore si chiude nei propri interessi non vi è più spazio per gli altri, non entrano più i poveri, non si ascolta più la voce di Dio, non si gode più della dolce gioia del suo amore, non palpita l’entusiasmo di fare il bene. Anche i credenti corrono questo rischio: molti vi cadono e si trasformano in persone risentite, scontente, senza vita. Questa non è la scelta di una vita degna e piena, questo non è il desiderio di Dio per noi, questa non è la vita nello Spirito che sgorga dal cuore di Cristo risorto. Invito ogni cristiano, in qualsiasi luogo e situazione si trovi, a rinnovare oggi stesso il suo incontro personale con Gesù Cristo o, almeno, a prendere la decisione di lasciarsi incontrare da Lui, di cercarlo ogni giorno senza sosta. Non c’è motivo per cui qualcuno possa pensare che questo invito non è per lui, perché nessuno è escluso dalla gioia portata dal Signore ».
Anche la prima lettura di oggi (Isaia 35,1-10) è tutta un invito alla gioia: « Si rallegrino il deserto e la terra arida, esulti e fiorisca la steppa. Come fiore di narciso fiorisca; sì, canti con gioia e con giubilo… ». Nel suo scritto il papa echeggia l’invito con una serie di citazioni bibliche, appunto sulla gioia. Tra le altre: « I libri dell’Antico Testamento avevano proposto la gioia della salvezza, che sarebbe diventata sovrabbondante nei tempi messianici. Il profeta Isaia si rivolge al Messia atteso salutandolo con giubilo: «Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia» (9,2). E incoraggia gli abitanti di Sion ad accoglierlo con canti: «Canta ed esulta!» (12,6). Chi già lo ha visto all’orizzonte, il profeta lo invita a farsi messaggero per gli altri: «Sali su un alto monte, tu che annunci liete notizie a Sion! Alza la tua voce con forza, tu che annunci liete notizie a Gerusalemme» (40,9).?
Scrive ancora il papa: “Il Vangelo, dove risplende gloriosa la Croce di Cristo, invita con insistenza alla gioia. Bastano alcuni esempi: «Rallegrati» è il saluto dell’angelo a Maria (Luca 1,28), che accoglie l’invito proclamando: «Il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore» (1,47). Gesù stesso «esultò di gioia nello Spirito Santo» (10,21). Il suo messaggio è fonte di gioia: «Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena» (Giovanni 15,11). Il libro degli Atti degli Apostoli narra che nella prima comunità «prendevano cibo con letizia» (2,46). Dove i discepoli passavano «vi fu grande gioia» (8,8) ed essi, in mezzo alla persecuzione, «erano pieni di gioia» (13,52). Perché non entrare anche noi in questo fiume di gioia? »

Publié dans : OMELIE | le 13 décembre, 2019 |Pas de Commentaires »

Le lamentazioni di Geremia

diario le lamentazioni di geremia

Publié dans : immagini sacre | le 12 décembre, 2019 |Pas de Commentaires »

PAPA FRANCESCO – 10.12.19 – Per non vincere il premio Nobel della lamentela

http://www.vatican.va/content/francesco/it/cotidie/2019/documents/papa-francesco-cotidie_20191210_nobel-dellalamentela.html

PAPA FRANCESCO – 10.12.19 – Per non vincere il premio Nobel della lamentela

MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE

Martedì, 10 dicembre 2019

Il Signore guida il suo popolo, lo consola, ma anche lo corregge e lo punisce con la tenerezza di un padre, di un pastore che «porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri». Così Papa Francesco, nell’omelia della Messa del mattino di martedì 10 dicembre, a Casa Santa Marta, ha risposto alle domande «Come consola, come corregge il Signore?» suscitate dalla liturgia del giorno. La prima lettura infatti, un passo del libro della consolazione d’Israele del profeta Isaia, si apre, ha spiegato il Pontefice, con «un annuncio di speranza». «Consolate, consolate il mio popolo» riferisce così il profeta le parole di Dio «parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che la sua tribolazione è compiuta, la sua colpa è scontata».
«Il Signore ci consola sempre — ha commentato Francesco — a patto che noi ci lasciamo consolare». Dio, ha chiarito, «corregge con la consolazione, ma come?». E ha letto un altro passo di Isaia, quello che parla del Signore buon pastore, che «con il suo braccio» raduna il gregge, «porta gli agnellini sul petto» e con dolcezza conduce «le pecore madri». Il Pontefice ha fatto ripetere «nel cuore» il passo a chi lo ascolta, e commenta: «Ma questo è un passo di tenerezza! Come consola, il Signore? Con tenerezza. Come corregge, il Signore? Con tenerezza. Come punisce, il Signore? Con tenerezza». «Ti immagini — ha insistito — sul petto del Signore, dopo aver peccato?». «Il Signore conduce, — ha proseguito Francesco — il Signore guida il suo popolo, il Signore corregge; anche, io direi: il Signore punisce con tenerezza». È la tenerezza di Dio, sono le carezze di Dio. «Non è un atteggiamento didattico o diplomatico di Dio» ha chiarito ancora il Papa, ma «gli viene da dentro, è la gioia che Lui ha quando un peccatore si avvicina. E la gioia lo rende tenero».
Francesco ha ricordato poi la parabola del Figlio Prodigo e il papà che «vide da lontano» il figlio: perché lo aspettava, «saliva sul terrazzo per vedere se il figlio ritornava. Cuore di padre». E quando arriva, e comincia «quel discorso di pentimento», lui gli tappa la bocca e fa festa. «La vicinanza tenera del Signore», ha commentato ancora il Pontefice. Nel Vangelo torna il pastore, quello che ha cento pecore a una si smarrisce. «Non lascerà le 99 sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita?» ha detto il Papa. E «se riesce a trovarla si rallegrerà per quella più che per le 99 che non si erano smarrite». Questa è «la gioia del Signore davanti al peccatore», «davanti a noi quando ci lasciamo perdonare, ci avviciniamo a Lui perché ci perdoni». Una gioia che «si fa tenerezza, e quella tenerezza ci consola».
«Tante volte — ha spiegato Francesco — noi ci lamentiamo delle difficoltà che abbiamo: il diavolo vuole che noi cadiamo nello spirito di tristezza», «amareggiati della vita» o «dei propri peccati». E ha ricordato: «Ho conosciuto una persona consacrata a Dio che chiamavano “Lamentela”, perché non riusciva a fare altra cosa che lamentarsi»: era «il premio Nobel delle lamentele». «Ma quante volte noi ci lamentiamo», e «pensiamo che i nostri peccati, i nostri limiti non possono essere perdonati». Invece, la voce del Signore viene e dice: «Io ti consolo, sono vicino a te», e ci prende con tenerezza. «Il Dio potente che ha creato i cieli e la terra — ha osservato Francesco — il Dio-eroe, per dirla così, fratello nostro, che si è lasciato portare alla croce a morire per noi, è capace di accarezzarci e dire: “Non piangere”». «Con quanta tenerezza — ha proseguito il Pontefice — il Signore avrà accarezzato la vedova di Nain quando le ha detto: “Non piangere”». Forse, davanti alla bara del figlio, l’ha accarezzata prima di dirle «Non piangere». Perché «c’era il disastro, lì». «Dobbiamo credere a questa consolazione del Signore» perché dopo «c’è la grazia» del perdono.
In conclusione Francesco ha ripreso il dialogo con il suo penitente immaginario: «Padre, io ho tanti peccati, tanti sbagli ho fatto, nella vita». «Ma lasciati consolare» risponde. «Ma chi mi consola?» chiede ancora il penitente. «Il Signore». «E dove devo andare?» è l’ultima domanda del penitente. «A chiedere perdono: vai, vai! Sii coraggioso. Apri la porta. E Lui ti accarezzerà». «Lui — ha concluso il Papa — si avvicinerà con la tenerezza di un padre, di un fratello: come un pastore fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna, porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri, così il Signore ci consola».

Publié dans : PAPA FRANCESCO - OMELIE QUOTIDIANE | le 12 décembre, 2019 |Pas de Commentaires »

una medusa dei nostri mari (pericolose e bellissime) link al sito

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http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/animali/2018/05/19/native-e-aliene-la-mappa-delle-meduse-nei-nostri-mari_11a88941-fc0c-4ccc-996e-3376edd3dfe5.html

Publié dans : a meduse | le 10 décembre, 2019 |Pas de Commentaires »

Pinguino minore blu (link all’articolo) buona notte a tutti… sono belli veri?

PinguinoMinoreBlu

 

http://www.animali.net/il-pinguino-minore-blu

Publié dans : animali (sugli), IL BLU | le 9 décembre, 2019 |Pas de Commentaires »

San Francesco ed il Presepe

en e diaio - Copia

Publié dans : immagini sacre | le 9 décembre, 2019 |Pas de Commentaires »

IL PRESEPE OGGI, SAN FRANCESCO E LA STORIA DI UNA TRADIZIONE NATALIZIA

http://www.fraticappuccini.it/new_site/index.php/eventi-di-rilievo/1549-il-presepe-oggi-san-francesco-e-la-storia-di-una-tradizione-natalizia.html

IL PRESEPE OGGI, SAN FRANCESCO E LA STORIA DI UNA TRADIZIONE NATALIZIA

Chi ha inventato il Presepe?, Perché lo ha fatto? Che c’entra San Francesco con la storia del presepe? Che significato ha? Perché una tale tradizione resiste nel tempo?
Per conoscere e approfondire la storia del Presepe e la sua attualità anche nel mondo moderno dell’oggi, ZENIT ha intervistato Padre Pietro Messa Preside della Scuola Superiore di Studi Medievali e Francescani della Pontificia Università Antonianum.
Che c’entra San Francesco con il presepio?
Nel 1223, esattamente il 29 novembre, papa Onorio III con la bolla Solet annuere approvò definitivamente la Regola dei frati Minori. Nelle settimane successive Francesco d’Assisi si avviò verso l’eremo di Greccio dove espresse il suo desiderio di celebrare in quel luogo il Natale.
Ad uno del luogo disse che voleva vedere con gli « occhi del corpo » come il bambino Gesù, nella sua scelta di abbassamento, fu adagiato in una mangiatoia. Quindi stabilì che fossero portati in un luogo stabilito un asino ed un bue – che secondo la tradizione dei Vangeli apocrifi erano presso il Bambino – e sopra un altare portatile collocato sulla mangiatoia fu celebrata l’Eucaristia. Per Francesco come gli apostoli videro con gli occhi del corpo l’umanità di Gesù e credettero con gli occhi dello spirito alla sua divinità, così ogni giorno mentre vediamo il pane ed il vino consacrato sull’altare, crediamo alla presenza del Signore in mezzo a noi.
Nella notte di Natale a Greccio non c’erano ne statue e neppure raffigurazioni, ma unicamente una celebrazione eucaristica sopra una magiatoia, tra il bue e l’asinello. Solo più tardi tale avvenimento ispirò la rappresentazione della Natività mediante immagini, ossia il presepio in senso moderno.
Perché lo ha fatto?
Francesco era un uomo molto concreto e per lui era molto importante l’Incarnazione, ossia il fatto che il Signore fosse incontrabile mediante segni e gesti, prima di tutto i Sacramenti. La celebrazione di Greccio si colloca proprio in questo contesto.
Come si spiega la popolarità e la diffusione dei presepi?
Francesco morì nel 1226 e nel 1228 fu canonizzato da papa Gregorio IX; fin da quel momento la sua vicenda fu narrata evidenziandone la novità e, grazie anche all’opera dei frati Minori, la devozione verso il Santo d’Assisi si diffuse sempre più e in modo capillare. Di conseguenza anche l’avvenimento del Natale di Greccio fu conosciuto da molte persone che desiderarono raffigurarlo e replicarlo, iniziando a rappresentare e diffondere il presepio. In questo modo divenne patrimonio della cultura e fede popolare.
Che significato ha e perché la Chiesa invita i fedeli a rappresentare, costruire, tenere presepi in casa e in luoghi pubblici?
La Chiesa ha sempre dato importanza ai segni, soprattutto liturgico sacramentali, sorvegliando però che non sconfinassero in una sorta di superstizione. Alcuni gesti furono incentivati perché ritenuti adatti per la diffusione dell’annuncio evangelico e tra questi si segnala proprio il presepio nella cui semplicità indirizza tutto alla centralità di Gesù.
Quale rapporto tra il presepe e l’arte? Perché tanti artisti lo hanno dipinto, scolpito, raccontato, ….?
Proprio per la sua plasticità il presepio si presta a rappresentazioni in cui il particolare può diventare segno della concretezza della quotidianità della vita. E proprio tali particolari della vita umana – i vestiti dei pastori, le pecore che brucano l’erba, il fanciullo attaccato alla gonna di mamma, eccetera – sono stati rappresentati anche come ulteriori indizi del realismo cristiano che scaturisce proprio dall’Incarnazione.
Cosa pensa della devozione popolare nei confronti del presepe ancora molto diffusa tra la gente? Va incoraggiata o limitata?
Come san Francesco ogni uomo e donna ha bisogno di segni; alcuni risultano ormai incomprensibili mentre altri per la loro semplicità e immediatezza hanno ancora un’efficacia. Tra questi possiamo porre il presepe e quindi ben venga la sua diffusione.
In considerazione di questo dibattito venerdì 18 novembre si è svolto un incontro alla Pontificia Università Antonianum (Aula Iacopone da Todi), con Fortunato Iozzelli e Alessandra Bartolomei Romagnoli proprio sui luoghi di Francesco d’Assisi nel Lazio con particolare attenzione al santuario francescano di Greccio. (di Antonio Gaspari -www.zenit.org)

Publié dans : NATALE 2019, PRESEPIO (IL E SUL) | le 9 décembre, 2019 |Pas de Commentaires »
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